Le Coop frenate dal patto di stabilità. "Un ostacolo all'occupazione"

L'ostacolo è rappresentato dai ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione che fanno scricchiolare il settore sociale. Sono dovuti, almeno in parte, dal patto di stabilità

Confcooperative Forlì Cesena chiude il 2012 in sostanziale tenuta e con 23 nuove adesioni raggiunge un totale di 249 imprese aderenti, comprese le Bcc. Delle 23 nuove adesioni quindici sono imprese costituite in comprensorio cesenate  (prevalentemente a Cesena, una a Cesenatico, una a Verghereto e una a Savignano). Le altre 8 svolgono la loro attività nel forlivese. Le nuove cooperative associano 128 soci, che per la maggior parte sono soci lavoratori.
 
In gran parte sono cooperative di produzione lavoro e servizi e sociali. In alcuni casi sono nate dalle ceneri di aziende in crisi, in altri la loro costituzione ha dato risposta al problema del passaggio generazionale. In generale hanno consentito di avviare una attività lavorativa e professionale a molti giovani in cerca di occupazione, hanno realizzato idee imprenditoriali  nei settori più innovativi  come il web  o in un’economia a forte connotazione etica e solidale.

“E’ un numero importante quello che presentiamo oggi - dichiara il presidente Stefano Lazzarini – e testimonia che questo modello d’impresa viene percepito come un’opportunità professionale. La cooperazione si è imposta come un vero baluardo alla crisi e per la tenuta del tessuto economico e sociale, perché dietro a questi numeri ci sono posti di lavoro, piccole imprese che resistono e innovano. Il 2012 è stato un anno difficile per l’impresa tutta, la cooperazione non ha fatto eccezione, il risultato è una sensibile riduzione dei margini, ma questo sistema produttivo è stato in netta controtendenza se parliamo di occupazione, come emerso dal Rapporto Censis presentato a dicembre. Credo che sia importante sottolinearlo, di qui si può pensare di ripartire verso uno sviluppo nuovo”.

Di cooperative motore dell’occupazione parla infatti il Rapporto Censis  sulla Cooperazione, con un dato ribadito anche nel Rapporto Annuale sul Paese: a fronte del “desolante panorama nazionale del lavoro, si conferma l’andamento anticiclico di questo sistema produttivo, cita il Censis che sostiene come “negli anni della crisi, tra il 2007 e il 2011, a fronte di un calo dell’1,2% dell’occupazione complessiva e del 2,3% nelle imprese, gli occupati nelle cooperative hanno registrato un aumento dell’8%. E nei primi 9 mesi del 2012  registra già un + 2,8 %”.

Il dato nazionale può essere declinato altrettanto positivamente in riferimento al  nostro territorio provinciale, dove il trend dell’occupazione nel sistema Confcooperative è  risultato  crescita sia per il 2010 (di poco) che per il 2011, quando gli addetti sono aumentati del 7%, passando da 12.748  nel 2010 a 13.735 nel 2011. Un incremento cui ha contribuito in modo fondamentale il settore Servizi, il Sociale  e l’Avicolo. Anche l’occupazione femminile  in questi anni  risulta  in costante crescita.

Tra le problematiche che condizionano l’attività delle cooperative ci sono i ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, un elemento questo che frena lo sviluppo al pari del calo della domanda. Oggi ai ritardi della PA si aggiungono quelli dei privati e il perdurare delle difficoltà di accesso al credito.

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Alla politica, sia locale che nazionale,  Confcooperative chiede da tempo risposte efficaci e utili per il mondo della piccola e media impresa.  Come priorità alla base del confronto portato avanti dall’organizzazione d’impresa  ci sono  la richiesta della semplificazione burocratica, la necessità di individuare procedure d'urgenza per autorizzazioni in tempi brevi alle aziende che vogliono investire, di avere gare d'appalto aggiudicate con il metodo del prezzo “economicamente e socialmente più vantaggioso” ,  un rilancio della politica della casa,  la  riorganizzazione  delle politiche dei servizi.

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