Venerdì, 30 Luglio 2021
Economia

Centinaia di negozi a rischio, l'allarme di Federmoda: "Chiediamo di riaprire e di farlo subito"

"Il diffuso disagio economico e psicologico della categoria che rappresento non è stato per nulla superato", viene rimarcato

I negozi di moda, tessile, abbigliamento, calzature, pelletteria e accessori, rappresentati da Federazione Moda Italia – Confcommercio, sono le uniche attività commerciali, con i negozi di gioielli e mobili, ad essere assoggettate a misure restrittive con la chiusura obbligatoria nelle fasce rosse. "Purtroppo prevediamo che questa situazione lascerà sul campo centinaia di negozi e il mio impegno, anche personale, è di esprimere la voce diretta della nostra sofferenza e la voglia di ripartire", esordisce il presidente di Federmoda Forlì-Cesena, Roberto Vignatelli.

"A fronte del numero elevato di attività commerciali lasciate aperte, i colleghi del settore lamentano, giustamente, trattamenti discriminatori per le troppe chiusure ad intermittenza che non permettono programmazione e accrescono le preoccupazioni per le imponenti rimanenze di magazzino di prodotti che, se non venduti nella stagione, sono soggetti a notevole deprezzamento - prosegue Vignatelli -. Gli indennizzi anche del Decreto Sostegni sono stati troppo selettivi e le risorse necessarie per far fronte alle scadenze fiscali e contributive, con addetti, proprietari immobiliari, fornitori e utenze, sono veramente insufficienti. La soglia minima di perdita del 30% risulta, poi, troppo elevata per un settore, come quello della moda, che – spinto dalle chiusure obbligatorie – ha dovuto contenere le perdite di fatturato attraverso il notevole ricorso a sconti, promozioni e saldi, riducendo così la propria marginalità e di conseguenza la capacità di rimanere sul mercato. La soglia congrua per le specificità del nostro settore sarebbe del 20%".

"Il diffuso disagio economico e psicologico della categoria che rappresento non è stato per nulla superato e, anzi, si è acuito con il prolungamento del lockdown. Con questa ultima chiusura di primavera perderemo ulteriori  consumi nel  nostro settore, pur avendo investito in presidi sanitari per la prevenzione e la sicurezza e non essendoci alcuna evidenza scientifica della diffusione del virus nei nostri punti vendita - continua -. Occorre un deciso cambio di paradigma ed una nuova strategia che risponda al principio del fare “tutto il necessario” per salvare le nostre imprese, il nostro tessuto economico, l’occupazione nella filiera della moda e quindi di farci tenere aperte le nostre attività per lavorare. Se le aziende chiudono non ci sarà più futuro per molti imprenditori e lavoratori con le loro famiglie, ma anche per la nostra città che si desertificherà, perdendo anche anima e appeal, oltre a sicurezza, decoro e valore immobiliare. Non vogliamo, poi, lasciare il nostro futuro ai colossi del web che si stanno avvantaggiando proprio dalla chiusura dei negozi".

"Per questo chiediamo di riaprire e di farlo subito perché, oltre al diritto alla salute va salvaguardato anche il diritto al lavoro e le nostre attività hanno ben a cuore sia l’una che l’altro. La nostra proposta è quella di un’apertura in sicurezza dei negozi in zona rossa, magari secondo fasce orarie o dal lunedì al venerdì o anche su appuntamento; ma qualcosa va fatto e subito, prima che sia troppo tardi", è l'appello del presidente di Federmoda Forlì-Cesena, che elenca "le priorità che ci evidenziano i nostri operatori e che chiedono alle Istituzioni, oltre alla riapertura delle attività in sicurezza: indennizzi congrui alle perdite per le chiusure subite dai negozi di moda; estensione del “credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda” per le mensilità 2021 e del credito d’imposta per contenere gli effetti negativi sulle rimanenze finali di magazzino nel settore tessile, della moda e degli accessori; proroga della sospensione dei versamenti tributari e dei contributi previdenziali e assistenziali; proroga della sospensione dei termini di scadenza relativi a tutti i titoli di credito ex art. 11 del decreto legge 23/2020 con cancellazione d’ufficio di protesti o contestazioni sopravvenute; e immissione di liquidità garantita e senza merito creditizio con scadenza decennale".
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