Ccr, il direttore: "Crisi diversa dalle altre, la nostra banca vicina al territorio"

Il direttore generale del Credito Cooperativo Romagnolo, Giancarlo Petrini, analizza settore per settore lo scenario dell’economia locale

“Questa è una crisi diversa dalle altre. Con le giuste politiche si può ripartire in breve tempo. La nostra banca vicina al territorio con azioni concrete”
Il direttore generale del Credito Cooperativo Romagnolo, Giancarlo Petrini, analizza settore per settore lo scenario dell’economia locale nei prossimi mesi e le azioni necessarie per la ripresa, una volta conclusa l’emergenza Covid-19. CCR oggi conta oltre 7.000 soci e 34.000 clienti ed è di fatto l’unica Banca locale, con capacità decisionale sul territorio, pur avendo aderito nel 2019 al Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA.

"Abbiamo di fronte una crisi diversa dalle altre: non una crisi economica ma una guerra. La ripresa economica post bellica ha però connotati diversi rispetto ad una ripresa post emergenza Covid-19. Oggi non c’è una ricostruzione da realizzare e la forza lavoro è integra. La ripresa si può realizzare in brevissimo tempo, poiché esiste una domanda di beni che è stata postergata e che chiede di essere soddisfatta da un apparato produttivo perfettamente operante. Il successo della ripresa dipende quindi dalle politiche messe in campo durante la crisi.  Vanno assicurate, a livello europeo, nazionale e locale, politiche per la salvaguardia delle attività economiche, dei posti di lavoro, il valore degli immobili e dei beni durevoli, il welfare. Se la collettività riesce in questo e mantiene una buona capacità di acquisto, la ripresa sarà molto veloce e le conseguenze negative di questa emergenza contenute".  

"Finita l’emergenza mi aspetto che l’offerta trovi immediatamente la domanda. La stessa visione che hanno economisti che prevedono un PIL in calo oltre il 10% nel 2020 per poi riprendere un 8/9 e forse anche l’11% nel 2021. Una ripresa di questa portata non ha precedenti nella storia dell’Italia, e sarebbe in grado di permettere il recupero delle perdite che inevitabilmente si verificheranno.   Il mercato in futuro assumerà connotati profondamente cambiati e più complessi, con maggiori criticità operative che rendono estremamente difficile, per chi è debole, invertire la tendenza. Il compito della banca assume perciò un ruolo centrale nella salvaguardia del tessuto economico, imprenditoriale e privato.  Credito Cooperativo Romagnolo sa benissimo che un indebolimento del tessuto economico del comprensorio inevitabilmente porta ad un indebolimento della sua attività. Questa visione spinge la nostra organizzazione, dal vertice alla base sociale, verso una totale coesione con la propria comunità dove il presidio delle necessità si ottimizza attraverso l’affiancamento del singolo individuo, impresa, organizzazione. L’appartenenza ad un gruppo nazionale come il gruppo ICCREA ci consente di poter contare su una organizzazione con molteplici finalità, tra queste la più importante è la messa in sicurezza dei depositanti, attraverso un meccanismo di garanzie tra tutti i partecipanti al gruppo".  

"Assisteremo sicuramente ad una crescita del credito deteriorato, ma sarà molto inferiore a quella manifestatasi nella crisi post 2010. Anche le perdite, pur in crescita, saranno comunque contenute e sostenibili. Non è a rischio la tenuta del sistema bancario e non esiste un problema di liquidità che, tra l’altro, è a buon prezzo, ma deve essere distribuita con competenza e prudenza. Non tutto a tutti, ma molto a chi ha le carte in regola senza distinzione di dimensione.  Per quanto riguarda il territorio, la nostra area è caratterizzata da una propensione elevata al turismo balneare e termale.  Una buona parte della stagione è compromessa e le incognite sull’andamento estivo sono evidenti. Per gli albergatori sono previsti interventi di liquidità rapportati alle dimensioni e categoria; per gli stabilimenti balneari rapportati alla superficie di concessione. Per tutte le altre attività, sarà di riferimento il fatturato dell’anno 2019. Gli interventi prevedono mutui con scadenza a 5 anni e preammortamento di 12 mesi". 

"La moratoria al 30 settembre deve permettere alle singole aziende di individuare le reali esigenze di investimento alle quali non debbono rinunciare. L’analisi se positiva, si trasformerà in una ipotesi di finanziamento garantito in buona parte dallo Stato, da rimborsarsi in 5 anni. Occorre evitare di cadere nell’errore fatto durante la crisi del 2010. Numerose imprese sono convinte che incasseranno i loro crediti derivanti dalle vendite effettuate prima dell’emergenza, ma non sarà così. Gli insoluti rientrano nella moratoria prevista dal governo e perciò vengono congelati fino alla scadenza del 30 settembre.  Il ricorso alla cassa integrazione consente poi di ammortizzare il disagio sociale e salvaguardare le nostre imprese. Abbiamo aderito anche noi all’accordo ABI che prevede l’anticipo della cassa integrazione al 100%. I tempi di erogazione saranno così ridotti a pochi giorni".

"Voglio poi dire ai risparmiatori che i loro depositi sono al sicuro e non esistono problemi di solvibilità da parte della banche e da parte nostra. Nelle situazioni di incertezza, gli investitori istituzionali vendono e si mettono, per così dire, alla finestra con il denaro liquido riveniente dalla vendita dei titoli. Quella liquidità disponibile aspetta solo il superamento dell’emergenza per ritornare sugli investimenti comportando un rialzo dei prezzi. Perciò il consiglio è di avere pazienza e aspettare evitando di vendere monetizzando perdite irreversibili". 

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