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Calzaturiero del Rubicone: redditività in calo di oltre il 41%

"Dal nostro osservatorio di associazione di categoria, come CNA vediamo però un panorama molto diverso: le nostre imprese ci mandano da tempo segnali preoccupanti"

"Numerosi articoli sui quotidiani e sulla stampa specialistica negli ultimi mesi hanno raccontato di performance positive delle imprese del distretto calzaturiero del Rubicone. Si è parlato per il 2011 di un aumento significativo della produzione, del fatturato e del numero degli occupati e, per i primi sei mesi del 2012, di un incremento del 20% delle esportazioni. Dal nostro osservatorio di associazione di categoria, come CNA vediamo però un panorama molto diverso: le nostre imprese ci mandano da tempo segnali preoccupanti. Lamentano sempre più situazioni di disagio legate principalmente alla scarsa redditività del lavoro, e di conseguenza alla difficile gestione finanziaria delle aziende".

E' quanto si legge in una nota diramata da Roberta Alessandri, Presidente CNA Federmoda Forlì-Cesena, in merito alla situazione del settore calzaturiero del Rubicone.

"Quando ci siamo accorti che i conti non tornavano, abbiamo voluto andare a fondo per capire che cosa stesse accadendo veramente. Abbiamo realizzato un’analisi approfondita sui dati delle imprese calzaturiere a noi associate, che nell’area del Rubicone rappresentano il 37% del totale. Si tratta prevalentemente di aziende di micro e piccole dimensioni che lavorano conto terzi nella filiera e di alcuni calzaturifici più strutturati che producono per marchi prestigiosi. Da un confronto fra studi di settore e dati di bilancio degli anni 2008, 2010 e 2012 emergono due dati significativi: da un lato il numero degli ordinativi rimane pressoché invariato, dall’altro la redditività delle aziende si riduce drasticamente. Se confrontiamo il 2012 con il 2010 la redditività diminuisce del 26,5% (valore reale tenuto conto del tasso di inflazione), mentre se confrontiamo il 2012 con il 2008 la diminuzione supera addirittura il 41%".

"L’immagine che ne possiamo trarre quindi è quella di un territorio che viaggia a due velocità, un territorio dove ci sono imprese che hanno performance positive e imprese che ogni giorno combattono contro prezzi di remunerazione delle loro lavorazioni sempre più bassi (spesso invariati da 5 anni a questa parte) che li porterà inevitabilmente alla chiusura" continua Alessandri.

"Per quanto tempo ancora queste imprese potranno resistere? E qual è il rischio che sta correndo questo territorio? Continuando di questo passo ci sarà inevitabilmente una perdita delle maestranze e un impoverimento dell’intera filiera che, con il suo saper fare, fino a oggi ha contribuito a portare ai massimi livelli la fama di questo distretto nel mondo. È un rischio che il distretto calzaturiero del Rubicone si può permettere? Sicuramente no! Al di là delle implicazioni sociali, riteniamo che le calzature progettate a San Mauro Pascoli dalle grandi griffe ma realizzate in altre parti d’Italia e del mondo non abbiamo il medesimo livello qualitativo e soprattutto quel sapore di artigianalità che le rende famose. Invitiamo nuovamente gli attori economici e le istituzioni a farsi carico di questo problema. Per non rischiare di disperdere per sempre un sapere prezioso".

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