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Call center dell'Ausl delocalizzato? La protesta della cooperativa sociale cesenate Asso

"Valore o maledizione il legame delle imprese al territorio?": è la domanda sarcastica che si pone Confcooperative

“Valore o maledizione il legame delle imprese al territorio?”: è la domanda sarcastica che si pone 
Confcooperative, che interviene sui criteri di costruzione dei bandi per gli appalti pubblici. Un esempio? Il servizio di call center delle prenotazioni Ausl attualmente in gestione alla Cooperativa sociale cesenate Asso, che impiega molto personale svantaggiato. Il servizio potrebbe presto essere riassegnato tramite un bando che non prevede in alcun modo la passata esperienza e il collegamento col territorio.

Confcooperative interviene sull’allarme lanciato dalle lavoratrici della cooperativa Asso, impiegate nel servizio di call center per le prenotazioni dell’Ausl.  A destare forti preoccupazioni sono  i criteri di affidamento in generale del nuovo bando, in particolare  i criteri  con cui si svincola il gestore dal concetto di qualità intesa come professionalità ed esperienza.  “Le nostre strutture cooperative, oggi la sociale Asso, domani altre - precisa il direttore di Confcooperative Mirco Coriaci  - rischiano di subire un ingiusto attacco sempre più pesante. Sono quelle cooperative che investono sulle persone, rendendole protagoniste attive del loro lavoro e della riuscita dello stesso attraverso l’esperienza maturata e al rapporto con il territorio, facendosi anche carico di costi sociali importanti quando vengono impiegate persone con disabilità che altrimenti sarebbero a carico del sistema pubblico”.

“Ci chiediamo perché annullare tutto  questo, o comunque perché correre il rischio di annullarlo, consentendo una delocalizzazione preoccupante del servizio. Le normative e, nel caso specifico la stessa Ausl, fanno riferimento alla necessità di trasparenza e si appellano alla qualità. Ma ancora una volta ci sorge una domanda: di quale qualità si parla, impostata su quali parametri qualitativi, se viene perduto il valore qualitativo del territorio, che ha fatto fino ad oggi ricco e sano il nostro tessuto locale e garantito un buon welfare.  Ecco perché ci rivolgiamo al ceto politico e agli amministratori locali invitandoli ad assumersi una responsabilità che vada oltre la pura constatazione burocratica  di norme e parametri”. 

“Confcooperative non chiede nessuna forma di protezionismo, chiede però chiarezza sulla parola qualità.  Chiede che i bandi pubblici siano vincolati a criteri di qualità vera, convinti che essa non esista se si perde il valore qualitativo del territorio, che supporta le persone e le imprese in un virtuoso rilascio di vantaggi e di crescita. La politica non deve costruire dei luoghi protetti ma deve dare valore, nel rispetto delle regole, a quelle esperienze e professionalità che sono cresciute nel territorio e con il territorio stesso. Inutile creare dimensioni aggregate o di area vasta se allo stesso tempo non si mantiene il legame con le imprese ed il lavoro. Sarebbe come costruire il tetto di un’abitazione mentre se ne disgregano le fondamenta”.

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