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Rincari sulla bolletta elettrica, "saranno di ben 35 euro": ma è una bufala

C'è una bufala che in rete gira da diversi giorni, riguardo ai rincari sulla bolletta energetica a partire da aprile, che secondo quanto denunciato saranno pari a 35 euro.

La recente delibera 50/2018 di Arera sul rimborso alle società di distribuzione dei 200 milioni di euro di crediti versati al GSE per gli oneri di sistema non riscossi a causa della morosità delle aziende di vendita e, in misura marginale, dei cittadini, ha scatenato un’ondata di proteste. Secondo una stima dell’Adoc (l’Associazione Difesa Orientamento Consumatori) se il costo a carico degli utenti venisse considerato fisso ammonterebbe a circa 5 euro per utenza, considerando la suddivisione dei 200 milioni di euro tra le 35 milioni di utenze presenti in Italia, con un salasso in particolare per le utenze delle seconde case. Qualora, invece, lo stesso costo venisse legato ai consumi, le maggiori spese graverebbero sulle imprese.                                                                                                                        

Probabili maggiori costi per le imprese

Il direttore della divisione energia dell'Autorità, Clara Poletti, intervenendo alla trasmissione “Uno Mattina”, ha specificato che “una quantificazione precisa si avrà solo a in quanto il sistema, a tutela dei consumatori, prevede un processo abbastanza articolato per la quantificazione dei crediti effettivamente recuperabili”. Ma una prima stima si può fare, secondo Adoc. E per quanto riguarda l’impatto sui soli clienti domestici “possiamo stimare un aumento su base annua di 2 € o 2,20 €”, ha detto la Poletti. Quindi i fatidici 200 milioni verranno spalmati, come è sempre stato fatto negli anni passati, tra tutti i clienti, con probabili maggiori costi a carico delle imprese.

La bufala dei 35 euro

Ma c’è anche una bufala, che in rete gira da diversi giorni, riguardo ai rincari sulla bolletta energetica a partire da aprile, che secondo quanto denunciato saranno pari a 35 euro. “E’una vera e propria bufala preelettorale, non ci sarà alcun aumento in bolletta di quella cifra. Le proteste dei consumatori vanno oltre il valore dell’importo, ma sono legate alle riforme succedutesi dal 2016 in poi che hanno causato un danno per le tasche dei cittadini” si legge in una nota di Adoc firmata dal presidente regionale Giorgio Casadei.                                                                                        


Come tutto è nato

“Tutto è nato dal fatto che, tutti siamo stati d’accordo, di disincentivare il consumo del gas, che in Italia costa il 30% in più che nel resto d’Europa, e di questo nessuno ne parla. E per tali evidenti e ovvi motivi, e per favorire i consumi di energia elettrica, abbassando i costi per kw, per chi chiede potenze superiori ai 3 kw. Da tempo i forni di cottura dei cibi, sono elettrici, i fornelli, anche nei ristoranti, sono ad induzione, la climatizzazione degli ambienti è in crescente aumento con consumo di energia elettrica, e anche con il riscaldamento invernale tanti consumatori si stanno orientando a istallare impianti a pavimento che utilizzano energia elettrica e non più impianti con circolazione di acqua calda, che funzionano a gas. E tutto questo, in Italia, si fa consumando, per lo più, energia elettrica “ecosostenibile e rinnovabile”, cioè prodotta con gli impianti eolici, con le centrali idroelettriche, con i pannelli fotovoltaici, con la produzione di biogas da masse di scarto di vegetali, ecc., insomma con sistemi non inquinanti anche a salvaguardia del pianeta che ci ospita, che ci portano come Italia al primo posto per tali produzioni in Europa” dice l’Associazione Difesa Orientamento Consumatori                                                                                   


Le tariffe

“Per fare un esempio la nuova tariffa progressiva TD (vecchia D2 e D3), così come è stata formulata e introdotta, senza alcun criterio di gradualità, ha creato un danno economico importante alle famiglie italiane. In particolare per quelle che consumano meno di 2700 kwh annue pagano almeno 30 euro in più di quanto spendevano prima della riforma (all’epoca, infatti, tutte le utenze domestiche per il settore luce erano regolate dalla tariffa D2, che fino a 2700 kwh annuali di consumi prevedeva l’applicazione di una tariffa agevolata). Mentre chi consuma 1800 kwh annue ha subito un rincaro di 64 euro annuali. Solo chi consuma più di 4400 kwh ha ottenuto un risparmio. Con la tariffa progressiva TD è stato introdotto il principio in base al quale si paga in proporzione dei consumi, per cui più consumi meno paghi. Questa tariffa ha il fine di incentivare i consumi elettrici a discapito di quelli del gas, in quanto l’Italia è tra i primi posti in Europa come produzione di energia elettrica, anche e soprattutto da energie rinnovabili. Una soluzione condivisa dall’Adoc ma abbiamo più volte sostenuto che andava assolutamente evitato un passaggio traumatico dall’attuale al nuovo sistema, tutelando al contempo le categorie più deboli in D2, come le famiglie numerose, chi ha redditi bassi o medio-bassi, chi si trova in condizione temporanee di disagio economico, come cassaintegrati e disoccupati” si legge nella nota di Adoc.                                                                                                                                                                       

“Le famiglie ora ne pagano le conseguenze”

“Così però non è avvenuto e ora le famiglie pagano. A questo vanno aggiunti gli effetti negativi sui 18 milioni di utenze per seconde case, con contratti “domestici NON Residenti”, che hanno subito l’aumento dei costi fissi della tariffa elettrica che prima erano legati ai consumi e alla potenza concessa, legati alla suddetta riforma, pari a un aumento minimo 240 euro annuali. Inoltre va rammentato il provvedimento che ha di fatto aumentato i costi dei clienti domestici, dallo scorso gennaio, del 5,5% al fine di ridurre i costi sostenuti dalle imprese energivore. Tante grosse Aziende, anche del nostro territorio, stavano già pensando seriamente di trasferire la produzione in altri paesi confinanti con l’Italia e che producono con le famigerate centrali nucleari energia elettrica a basso costo, con sgravi dei costi di produzione ma con irrecuperabili perdite di posti di lavoro. Oltretutto , al contrario, non è stato riformato il bonus sociale né nei contenuti, con l’innalzamento della soglia a 11mila euro, né nelle procedure. Per questi motivi, come Adoc chiediamo al nuovo Parlamento e al futuro Governo di avere maggiore riguardo alle fasce deboli della popolazione, sempre più nel mirino di aumenti e di rincari difficilmente comprensibili. Attendiamo, inoltre, maggiore chiarezza da parte di Arera in merito alla vicenda qui esposta, in modo da rendere consapevoli i consumatori del perché delle maggiori spese che dovranno affrontare”

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