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Baristi e ristoratori della Confcommercio lanciano un sos ai Comuni

Queste le richieste della Confcommercio per bar e ristoranti: Riduzione significativa delle tasse, a partire da quella di occupazione suolo pubblico e dalla tariffa delle insegne; riscossione diretta della tariffa dei rifiuti

Fipe Confcommercio rivolge un appello all’amministrazione comunale di Cesena e anche a quelle di tutti i 15 comuni del comprensorio con una carta programmatica che comprende sette punti. Ricordano Angelo Malossi e Paolo Lucchi, presidenti Fipe baristi e ristoratori Confcommercio Cesenate: “La crisi ha fortemente indebolito questo settore, ma l’imprenditore serio sa bene che non deve arrendersi ad una gara al ribasso, soprattutto nella qualità dei prodotti che somministra e nell’attenzione al cliente. La crisi si affronta rilanciando la qualità dei servizi, ma da soli i pubblici esercizi non possono farcela, serve che le istituzioni si pongano concretamente al loro fianco”.


 

Queste le richieste della Confcommercio per bar e ristoranti: Riduzione significativa delle tasse, a partire da quella di occupazione suolo pubblico e dalla tariffa delle insegne; riscossione diretta della tariffa dei rifiuti per le attività di pubblico esercizio, attraverso maggiori introiti per le casse comunali che gestirebbero in autonomia la riscossione dei tributi senza all'affidamento al concessionario, come avviene tra l’altro per altri tributi come occupazione di suolo pubblico, tassa delle insegne; Imu. E ancora: maggiore coordinamento delle forze dell’ordine per presidiare il territorio (“I pubblici esercizi sono una categoria soggetta continuamente al rischio di furti e rapine, ma purtroppo si trovano quasi sempre soli a difendersi”, criticano). Ed infine: maggior controllo contro l’abusivismo e la concorrenza sleale prodotta da circoli e agriturismi, realizzazione del calendario annuale delle sagre, così come la nuova normativa regionale richiede, per ordinare la lista delle manifestazioni; maggior coinvolgimento da parte delle amministrazioni nelle decisioni riguardanti le modifiche che riguardano la mobilità e le zone parcheggi della città, dal centro storico al resto dei quartieri; maggior collaborazione da parte degli istituti di credito nel mettere a disposizione prodotti finanziari che si attaglino alle esigenze della categoria”.


 

Inoltre per Malossi e Lucchi i “pubblici esercizi cesenati sono una categoria bistrattata: sono costretti a sottostare a una giungla di normative – ultima in arrivo quella sugli allergeni –, sono chiamati in causa per dare il loro contributo in protocolli peraltro giustissimi come quelli sulla ludopatia, contro l’abusivo di alcolici o il contrasto alle iniziative rumorose degli avventori, sono a contatto diretto c on la microcriminalità, spesso non difesi, ma quando si tratta di ricevere l’amministrazione pubblica non si interessa veramente del loro destino. Sembra che se ne ricordi solo quando c’è da “vivacizzare strade e manifestazioni comunali. Eppure i pubblici esercizi sono un settore fondamentale della nostra città, il primo biglietto da visita della ospitalità cittadina. A Cesena, tra bar e ristoranti, sono 700 unità lavorative, un settore che in termini di filiera muove altrettante imprese, pertanto un potenziale occupazionale molto ampio, esercizi che si rivolgono a un pubblico vastissimo”.

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