Azionisti Crc, Sirotti Gaudenzi: "Provare l'azione civile, ma è difficilmente percorribile"

"Sono molto dubbioso in merito alla possibilità di ottenere per tutti gli azionisti un completo ristoro di quanto perduto”

“Gli azionisti della ex Cassa di Risparmio di Cesena, nonostante il processo penale relativo alle eventuali e presunte responsabilità dei dirigenti stia continuando il suo percorso, giunge spontaneo domandarsi se - nel caso di condanna degli imputati – sarà possibile ottenere un concreto risarcimento per tutti gli azionisti che hanno visto azzerare i propri risparmi. Giustizia probabilmente sarà fatta ma sono molto dubbioso in merito alla possibilità di ottenere per tutti gli azionisti un completo ristoro di quanto perduto”: lo spiega Enrico Sirotti Gaudenzi, avvocato ed esperto di tutela del credito bancario.

Sirotti Gaudenzi, invece, indica un'altra strada: “Sarei anche io propenso a valutare una eventuale azione civile: si potrebbe ipotizzare (come afferma il Comitato dei Risparmiatori) una responsabilità nei confronti di Credit Agricole Cariparma, relativamente all'Opa che ha concesso di acquistare il 66% delle azioni della ex Cassa di Risparmio di Cesena, anche se ritengo una strada difficilmente percorribile”. L'esperto guarda alla crisi bancarie in giro per l'Italia e gli interventi normativi presi a riguardo.

Ricorda l'avvocato: “Dopo le numerose lamentele esposte da parte dei risparmiatori, azionisti ed associazioni, in merito alla manovra del Governo, quest'ultimo ha promesso di rivedere non solo i parametri di indennizzo ma anche di cancellare quell'ignobile "scudo" che impedisce di proporre azioni nei confronti dei nuovi istituti e delle autorità di vigilanza. Non si conoscono, infatti, i tempi e le modalità relative alle eventuali modifiche che possano offrire tutela a numerosi azionisti e risparmiatori delle varie banche poste in liquidazione (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza) o in risoluzione (Banca Etruria, Marche, CariChieti, CariFerrara). Certamente l'importo indicato nella legge di bilancio (pari a 535 milioni di euro annui per i prossimi tre anni, al fine di offrire un ristoro del 30%, col un limite massimo di 100mila euro) è, ancora oggi, molto irrisorio. Nonostante ciò il fondo è accessibile da parte di quei risparmiatori che hanno ottenuto una sentenza da parte di un tribunale o una pronuncia da parte dell'ACF con contestuale accertamento della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza. Tre quindi sono i "paletti" da rispettare per ottenere l'irrisorio ristoro il limite del 30%; il tetto massimo pari a 100mila euro; una pronuncia giudiziale o dell'ACF attestante la vendita fraudolenta delle azioni da parte dell'istituto di credito”.

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