Autotrasporto, chiudono sempre più imprese: "Impazza la concorrenza sleale straniera"

“La nostra regione - commenta Valerio Cangini, presidente di Confartigianato trasporti cesenate - è seconda in Italia per numero di imprese che trasportano merci, siamo una delle punte di diamante di questo settore"

La crisi dell'autotrasporto si aggrava nel Cesenate e nel territorio provinciale con la chiusura di imprese e la sofferenza marcata di chi resta sul mercato. La situazione è grave e richiede maggiori sforzi per favorire il ripristino di un'ambiente non ostile alle aziende regolari del settore. Intanto si aggrava la crisi del settore dell’autotrasporto anche a livello regionale con un’emorragia di imprese ed addetti che non si ferma.

In cinque regioni si concentra oltre la metà (54,3%) delle imprese del comparto: Lombardia con 15.392 imprese (15,4%), Emilia-Romagna con 10.887 imprese (10,9%), Veneto con 9.820 imprese (9,8%), Campania con 9.457 imprese (9,5%) e Lazio con 8.603 imprese (8,6%).

“La nostra regione - commenta Valerio Cangini, presidente di Confartigianato trasporti cesenate - è seconda in Italia per numero di imprese che trasportano merci, siamo una delle punte di diamante di questo settore grazie anche ad una posizione strategica che ci pone come snodo stradale fondamentale, una cerniera tra nord e sud, est ed ovest dell’Italia. Un flusso di merci importante grazie anche alla presenza del porto di Ravenna e alla vicinanza con quelli toscani e liguri, senza dimenticare l’importante collegamento con l’Europa attraverso il Brennero. Purtroppo però anche nella nostra regione e nel nostro territorio cesenate si perdono addetti e molte aziende chiudono, a causa soprattutto della concorrenza sleale degli operatori esteri, i quali non rispettano le normative ed applicano prezzi al di sotto di ogni logica di mercato”.

Tra il III trimestre 2013 e il III trimestre 2014 le imprese del comparto sono scese mediamente del 2,8%, pari a 2.844 imprese in meno; tutte le regioni sono in flessione. In l’Emilia-Romagna il decremento è pari al 4%.

“Una delle cause più serie della situazione precaria che sta mettendo in ginocchio  - sottolinea il presidente  Cangini - è la cronica turbativa di mercato alimentata dalla concorrenza sleale, e che penalizza la remunerazione dei servizi di trasporto, costringendo numerose imprese a prestare servizi sottocosto, soprattutto nei trasporti internazionali e nei trasporti nazionali di linea. La posizione dominante della committenza e di chi fa attività d'intermediazione (agenzie, intermediari, spedizionieri, imprese di logistica), favorisce servizi al massimo ribasso da parte degli autotrasportatori, e spesso impone servizi non remunerati”.

“Le situazioni di concorrenza sleale – prosegue il responsabile di Confartigianato Trasporti cesenate Eugenio Battistini -  riguardano evasione contributiva e fiscale e aggressione al cabotaggio nazionale da parte di imprese europee ed italiane che hanno operato delocalizzazioni all'estero, in paesi neo-comunitari dove esistono condizioni competitive enormemente più vantaggiose. Basti pensare alla differenza del costo del gasolio, del lavoro e della tassazione presenti in questi paesi. Non è un caso che anche molte imprese italiane abbiano iniziato da tempo a delocalizzare sedi in Romania, Bulgaria, Slovacchia per competere ad armi pari con i vettori di trasporto europei”.

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