Amadori, scossa al vertice: lascia l'amministratore delegato Romani

A Romani era stata affidata dal primo gennaio 2016 la gestione aziendale e la realizzazione di rilevanti piani di sviluppo per i prossimi anni.

Massimo Romani non è più l'amministratore delegato di Amadori. L'indiscrezione è stata riportata dall'edizione cesenate di giovedì de "Il Resto del Carlino". Secondo quanto riportato dal quotidiano locale, la separazione è maturata a metà dicembre. A Romani era stata affidata dal primo gennaio 2016 la gestione aziendale e la realizzazione di rilevanti piani di sviluppo per i prossimi anni. "La nostra azienda ha scelto di proseguire il proprio percorso di managerializzazione, con la scelta di un amministratore delegato giovane ma con solide esperienze alle spalle - commentò all'epoca dell'annuncio il vicepresidente Flavio Amadori -. In tal modo la famiglia proprietaria e i soci potranno continuare a concentrarsi sulla visione strategica e sugli obiettivi a lungo termine, per affrontare le sfide del mercato con maggiore competitività".

Sotto la gestione Romani, Amadori si è confermata un’azienda solida con dati di bilancio 2016 positivi: un fatturato complessivo di 1.206 milioni di euro, in linea con gli anni passati; un margine operativo lordo di 84 milioni di euro (oltre il 7% del fatturato); investimenti realizzati pari a 78 milioni di euro nel 2016 e altri 200 milioni in programma per i prossimi 5 anni. "Il 2016 è stato un anno fondamentale che ha segnato una svolta rispetto al passato - aveva commentato Romani -. Abbiamo avviato cambiamenti strutturali significativi e messo a punto progetti altamente innovativi e qualificanti per l’intero settore, come il pollo biologico, il Campese allevato all’aperto senza uso di antibiotici, i wurstel e gli impanati senza carne separata meccanicamente. Siamo un’azienda capace di interpretare le tendenze di mercato, in un’ottica di miglioramento continuo".

Fondata a Cesena oltre 45 anni fa, Amadori è cresciuta fino a diventare leader dell’agroalimentare italiano e specialista nel settore avicolo, con una quota di mercato sulle carni avicole in Italia intorno al 30% e la gestione dell’intera filiera integrata (6 mangimifici, 6 incubatoi, oltre 800 allevamenti, 6 stabilimenti di trasformazione alimentare, 19 filiali e agenzie che garantiscono una distribuzione capillare in tutta Italia). Entrando nel dettaglio degli investimenti, gli oltre 78 milioni di euro del 2016 (quasi il doppio rispetto al 2015), sono serviti a completare la nuova Sala taglio nello stabilimento di Cesena, che sarà inaugurata entro la fine del 2017, ad ampliare l’area logistica dello stabilimento di Mosciano S. Angelo (Teramo) e a proseguire nell’ampio piano di miglioramento degli allevamenti che nel 2016 ha toccato circa 80 siti, in particolare in Emilia Romagna e Abruzzo.

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