Amadori, lo stabilimento per il taglio finalmente pronto: è tra i più avanzati d'Europa

Un investimento di circa 45 milioni di euro che ha contribuito a far accrescere nel 2017 di 267 unità la forza lavoro, che ammonta così a 7.689 dipendenti in tutto il gruppo

Il 15% circa delle carni avicole che vengono consumate in tutt'Italia passano dalla Romagna, in particolare dagli stabilimenti Amadori di Cesena. Quest'anno il primo insediamento di San Vittore compierà 50 anni e il colosso avicolo cesenate si avvicina a questa ricorrenza proiettandosi nel futuro: lo scorso mese di settembre, infatti, è entrato in funzione la cosiddetta “sala taglio”, di fatto uno stabilimento di circa 15mila metri quadri, il più avanzato in Italia e tra i più avanzati in Europa per quanto concerne le tecnologie industriali per il settore avicolo. Un investimento di circa 45 milioni di euro che ha contribuito a far accrescere nel 2017 di 267 unità la forza lavoro, che ammonta così a 7.689 dipendenti in tutto il gruppo, di cui 2.981 nel solo comprensorio cesenate (circa 2.400 operai e 500 amministrativi).

I numeri Amadori del 2017 

La “sala taglio” è stata presentata martedì mattina ai media locali, come punta di diamante di un processo di trasformazione che porta Amadori ad essere sempre più un'azienda “food”, accompagnando alla sua tradizione avicola una serie di nuovi prodotti, come spiegato da Francesca Amadori. Amadori oggi è il secondo gruppo avicolo italiano e il nono gruppo alimentare in Italia, con i suoi 6 incubatoi, 5 mangimifici, 6 stabilimenti di trasformazione e 19 filiali. Amadori rifornisce di carni avicole, tre volte alla settimana, circa 22mila clienti, grazie a circa 800 allevamenti sparsi lungo tutto lo Stivale, di cui il 30% circa di sua proprietà. Con circa 500 prodotti Amadori anche nel 2017 ha sviluppato 1,2 miliardi di euro di fatturato e un margine operativo lordo di circa 100 milioni di euro. Il gruppo cesenate detiene circa il 30% come quota di mercato in Italia. A sciorinare i numeri sono il presidente Flavio Amadori e il fratello Denis Amadori.

"Parole di Francesco Amadori": il patron si racconta

Gli investimenti 

Il principale progetto di crescita di Amadori attualmente è concentrato in Sud Italia, tra il Molise e la provincia di Foggia. Qui vengono investiti 45 milioni di euro per rilanciare delle strutture in crisi e ricreare una filiera agricola che concentra proprio in quest'area la produzione del “Campese”, il pollo allevato a terra che sta dando ad Amadori le maggiori soddisfazioni, con la crescita migliore (circa un centinaio di allevamenti già realizzati). E sempre in questa zona si partirà con la produzione di pollo biologico, che vede un disciplinare molto rigoroso. Ma Amadori ha investito anche 10 milioni di euro per l'ammodernamento di 80 allevamenti e ha varato un progetto pluriennale di circa 50 milioni all'anno di investimenti. Nei prossimi anni su San Vittore pioveranno circa 70 milioni di euro per finanziare un'innovazione che è continua.

La “sala taglio”

La nuova ala dello stabilimento ha visto l'avvio delle produzione lo scorso 4 settembre, dopo 5 anni tra progettazione, tempi burocratici ed esecuzione, per un totale di 14.000 metri quadri su due piani, in grado di lavorare 25 tonnellate all'ora di prodotto avicolo. Vi lavorano 420 persone. La nuova area permette di affrontare la fase finale della lavorazione, vale a dire il taglio della carne e il suo confezionamento con le più avanzate tecnologie che garantiscono i massimi livelli di efficienza, igiene e controllo del prodotto. Gli ampi spazi nello stabilimento, il controllo dell'ergonomia di ogni postazione di lavoro, una tecnologia che limita al massimo il sollevamento di pesi, il tutto con un controllo computerizzato di ogni singola fase, permettono una produzione efficiente. La gestione numerica dei dati, i cosiddetti “big data”, fa sì che ogni fase venga analizzata e, se ci sono sono disfunzioni, queste vengano corrette.

Il futuro

“Nei prossimi mesi procederemo alla scelta del nuovo management. Riteniamo che la famiglia Amadori debba essere presente, ma con ruoli definiti. Alla famiglia le strategie e ai manager l'operatività. Proprio ieri in consiglio di amministrazione abbiamo varato le linee guida per i prossimi anni, che mirano a far diventare sempre di più Amadori una “food company” non solo incentrata sul settore avicolo”, spiega il presidente Flavio Amadori. In quali campi si allargherà il colosso cesenate? Principalmente salumi e piatti pronti. In procinto di essere varate sono anche una serie di zuppe pronte con una componente di carni avicole. E poi le nuove frontiere dell'avicolo: il biologico, l'antibiotic free e il 'Campese' che rappresenta da solo il 10% del business di Amadori. 
 

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