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Agricoltura a corto di manodopera, il sindacato: "Tanti i disoccupati, fare squadra"

“Per soddisfare il fabbisogno di manodopera agricola dichiarato dal sistema delle imprese, basterebbe che un disoccupato su dieci accettasse di lavorare nel nostro settore"

In Romagna sono migliaia le imprese agricole dedite alla produzione di frutta e verdura. Aziende che tra pochi giorni dovranno fare i conti con la stagione della raccolta, si inizia con le fragole in serra prima e a pieno campo poi, servono braccianti e per effetto delle norme di contenimento Covid 19 gli stagionali provenienti dall’estero quest’anno non saranno disponibili.

“Dati alla mano - spiega il segretario della Uila-Uil cesenate Alessandro Scarponi - per soddisfare il fabbisogno di manodopera agricola dichiarato dal sistema delle imprese, basterebbe che un disoccupato su dieci accettasse di lavorare nel nostro settore. A livello nazionale, risultano disoccupate oltre 2 milioni e mezzo di persone di ogni etnia, religione e razza, tutti iscritti ai centri per l’impiego. Anche in Romagna i disoccupati espulsi dai diversi settori produttivi sono migliaia. Molti di questi sono beneficiari di reddito di cittadinanza e gli esempi potrebbero continuare". Lo dichiara il segretario della Uila-Uil Alessandro Scarponi sul tema della mancanza di lavoratori nelle campagne del cesenate in questi giorni al centro del dibattitto a livello nazionale e locale.

"E poi sul mercato ci sono migliaia di persone, molti giovani in cassa integrazione e purtroppo in tanti resteranno fermi fino alla prossima estate. Coloro che percepiranno dall’INPS il trattamento di cassa integrazione potrebbero integrare questo sussidio con un salario vero proveniente dal lavoro svolto in agricoltura. Mai come adesso si dovrebbe fare squadra per sostenere uno dei settori più importanti per l’economia della nostra provincia. Basterebbe che la Regione Emilia Romagna prevedesse una norma per agevolare questa attività di supporto all’agricoltura. L’urlo di dolore dei nostri agricoltori fa male, molti stanno per gettare la spugna, si paventa sempre più spesso l’abbandono delle attività perché le continue disgrazie non sono più sopportabili (cimici, gelate, prezzi bassi di realizzo che spesso non coprono nemmeno i costi di produzione, impossibilità di reclutare mano d’opera). E se smettono di produrre i nostri agricoltori cosa ne sarà dei tanti magazzini di lavorazione della frutta? Nel basso Rubicone le aziende agricole dedite alla coltivazione di ortaggi sono tantissime e si reggono solo sul mercato e sulla mano d’opera che quest’anno non troveranno. Allora cosa volgiamo fare? Non possiamo abbandonare questi imprenditori  che hanno dato e daranno da lavorare a migliaia di braccianti. Un sindacato responsabile come la UILA pone queste riflessioni affinchè qualcuno in Regione se ne occupi e alla svelta perché le fragole non aspettano”.

“Esiste anche una soluzione più strutturata ” spiega Scarponi “ ma che per adesso nella nostra provincia, per mancanza di tempo, non è possibile realizzare. Sto parlando dell’Ente Bilaterale agricolo (EBAT) grazie al quale l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, in un contesto in cui purtroppo l’elenco dei disoccupati tornerà drammaticamente ad allungarsi, potrebbe essere molto agevolato”.

La UILA, in varie occasioni ha chiesto alle Associazioni delle imprese agricole l’attivazione concordata di questo strumento ma di fatto non si è mai arrivati ad un accordo anche per retaggi ideologici a volte incomprensibili.

“Raccogliere attraverso una piattaforma informatica le richieste delle aziende, trasmetterle al centro per l’impiego competente affinché le incroci con le domande di lavoro, è una attività che gli Ebat possono e devono svolgere ” aggiunge Scarponi “. Gli Ebat possono inoltre svolgere per i lavoratori tutte le attività di formazione in materia di sicurezza, necessaria in questo momento e certificare i nuovi rapporti di lavoro.

“È un’occasione da non perdere” conclude Scarponi “la strada obbligata per sconfiggere il caporalato e per dare una mano immediata alle esigenze delle nostre aziende agricole”.

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