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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Una vita in quel vivaio distrutto dalla 'valanga' bianca: "A 10 anni dal nevone chiudo tutto. Risarcimenti? Neanche un euro"

Da quel febbraio del 2012 non si è più risollevato. La neve non ha seppellito e distrutto solo le sue 5 serre, bruciando tutte le piante che erano all'interno, ma ha anche demolito un'attività che andava avanti dal 1974

Da quel febbraio del 2012 non si è più risollevato. La neve non ha seppellito e distrutto solo le sue 5 serre (oltre 1500 metri di terreno), bruciando tutte le piante che erano all'interno, ma ha anche demolito un'attività che andava avanti dal 1974, un'attività storica per Cesena. "Diva Floricoltura" di Primo Baldinotti, in via Vigne di Sopra, a San Carlo, era stata fondata dal padre di Primo, Elio, conosciuto da tutti come "Renato". 

Renato era stato un pioniere in Romagna, il primo a sperimentare una serra di garofani. Poi, dopo di lui, ne sono nate molte altre. "Gli affari andavano bene - spiega Primo Baldinotti - c'è stato un periodo in cui ci lavoravamo tutti noi della famiglia, più 4 dipendenti. Per dare un'idea del giro di affari, a Natale regalavamo oltre 2500 calendari e a volte non bastavano. Poi tutto si è fermato a quel febbraio del 2012. Per noi si è interrotto tutto. La seconda ondata ha sepolto le serre sotto due metri e mezzo di neve, i tetti non hanno retto il peso e sono crollati. Io non sapevo da che parte farmi. I danni che avevo conteggiato sul momento erano di circa 250 mila euro, ma col senno di poi, sono stati molto di più perché sono stati l'inizio della fine. Tra l'altro nessuno mi è venuto ad aiutare. Gli angeli, come li chiamavano in quel momento, della Protezione Civile o dei Vigile del Fuoco, io non li ho proprio visti. Capisco che c'erano cose più importanti da liberare, ma almeno un sopralluogo, una parola di conforto. Ho dovuto fare tutto da solo. Qualche amico del bar mi è venuto ad aiutare a tirar su quello che potevamo salvare, ma non ci siamo più rimessi a posto".

vivaio nevone 2-2

"I risacimenti? Belli quelli... - e sul volto di Baldinotti appare un sorriso amaro - dicevano che arrivavano a tutti, che non dovevamo preoccuparci. Io ho fatto tre domande, ho speso 700 euro di carte e incartamenti, non ho visto nemmeno un euro. Alla terza lettera mi hanno detto che, visto che le serre non sono in muratura, non mi spettava nulla. Ma da quando le serre si fanno in muratura? Insomma è stato un disastro e noi, piano piano, senza aiuti e senza più motivazione, ci siamo spenti. Quest'anno, a dieci anni dal nevone, ho chiuso definitivamente l'attività".

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E' un vero peccato che un'attività storica, un fiore all'occhiello dei vivai della nostra zona sia stata abbandonata a sé stessa. "Tante promesse, nessun fatto. E pensare che ci ho messo tutta la mia vita in questa azienda - racconta ancora Baldinotti - Matrimoni, battesimi, cerimonie sportive, a volte tornavo anche alle due di mattina per preparare un evento. Pensi che sono l'unico in Italia che realizza le rose vere cerate, sono bellissime. Più volte mi hanno chiesto il segreto ma ormai non ho più voglia di nulla... Quello che mi preme fare, invece, è ringraziare tutti i miei clienti che per 47 anni sono stati fedeli, mi hanno supportato in tutti i modi. Mi ricordo che qualcuno, quando la neve ha distrutto le 5 serre del vivaio, si è anche messo a piangere".

Primo Baldinotti ora ha 66 anni, la moglie, Diva (a cui è stato dedicato il nome del vivaio) non se la sente più di lavorare. Il figlio, vedendo come andavano le cose, ha scelto un'altra strada. Quello che gli rimane è il terreno e il piccolo capannone centrale dove svolgeva l'attività commerciale. Cosa vorrebbe per il suo futuro? "Mi basterebbe che il Comune rendesse una parte del terreno edificabile, così da riprendere almeno una parte dei risarcimenti che mi sarebbero dovuti arrivare. Il resto del terreno lo regalo al Comune, che ci faccia quello che vuole. Io, dopo una vita di lavoro, voglio solo un po' di tranquillità". 

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