La vita ai tempi del Coronavirus - "Sgretolate le abitudini per riscoprire l'essenziale"

"Quando avremo superato questa emergenza, non potrà tornare tutto come prima altrimenti tanta sofferenza e tanti sacrifici saranno state inutili"

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Riflessioni sul balcone. Non avrei mai immaginato di trascorrere giornate come queste, dedicandomi a quelle cose semplici per le quali, di norma, non si ha il tempo. Ora il tempo è come un contenitore vuoto che devi riempire con cura per non lasciare spazi vuoti. In questo modo ti dimentichi del tempo, riesci a non contarlo e lui passa veloce. E allora, ecco che, come dalla borsa di Mary Poppins, riaffiorano i giochi del passato, le vecchie foto in bianco e nero, i libri da leggere o da rileggere per riassaporare le storie della giovinezza, le ricette di cucina delle nonne. E allora il tempo si tinge dei colori sbiaditi della nostalgia. 

Ma riempire il tempo non significa solo “fare delle cose”, significa anche ascoltare la propria mente, dare una voce ai propri pensieri e rielaborarli da soli, nella calma. Nella meditazione religiosa, si dice “fare deserto” dalla vita caotica di ogni giorno: ora il deserto si è sostituito all’abituale frenesia ed è talmente insolito che i troppi pensieri si bloccano nell’imbuto della mente. Il silenzio è improvvisamente pieno di parole, abbiamo tanto da esprimere e da condividere. E altrettanto stranamente, siamo disposti ad ascoltare. Che rarità per noi! Ascoltiamo gli altri, abbiamo bisogno di sentire le loro voci dal balcone, dal pianerottolo o in videochiamata. Scopriamo che parliamo ancora la stessa lingua, che sappiamo comunicare emozioni, paure, speranze. I nostri interlocutori non sono soltanto i famigliari e gli amici purtroppo “lontani”, ma anche i vicini di casa che conosciamo poco, che a stento salutiamo, e che diventano ora preziosi per la loro prossimità. E allora il tempo diventa dialogo aperto con gli altri...una magia. 

Nella stagione in cui la natura si schiude ai nostri occhi, siamo costretti a rintanarci in un rifugio sicuro che non ci consente di godere del verde dei prati, dei colori dei fiori, del calore dei raggi solari. Possiamo solo osservare tutto dall’interno del nostro guscio, come se fossimo davanti ad un quadro. Ma per quanto l’opera d’arte sia ben nota ad ognuno di noi, solo ora ci pare magnifica: le mura e i torrioni della rocca malatestiana da un lato, la Basilica del monte dall’altro, gli edifici della nostra città, i pochi scorci di strade, le prime colline, qualche grande pino secolare, le tortore sulle antenne televisive, il cielo straordinariamente azzurro. Il tempo apre questo sipario e ravviva i colori del nostro piccolo universo. 

E’ ormai evidente che questo virus ha intaccato e distrutto le certezze costituite da beni materiali ed effimeri, ha sgretolato le abitudini fatte di gesti vuoti ed egoisti, per farci riscoprire l’essenziale, per farci tornare all’origine di noi stessi. Quando avremo superato questa emergenza, non potrà tornare tutto come prima altrimenti tanta sofferenza e tanti sacrifici saranno state inutili. Ma questo è scontato: in tutta onestà, come potremo entrare nuovamente in un ospedale per una banale visita di controllo, senza pensare al lavoro svolto dai nostri medici e dai nostri infermieri in questi giorni difficili? Come potremo far visita ai nostri defunti al cimitero, senza pensare ai nostri connazionali che non hanno potuto seppellire i loro prossimi? Come potremo fare i nostri acquisti in futuro, senza prestare attenzione ai bisogni reali della nostra famiglia? 

Maria Luisa Leardini

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