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Visita a Palazzo Albornoz della Console generale di Polonia

Ad accompagnarla una delegazione dell’associazione, guidata dalla presidente Bernadeta Grochowska

Arrivata a Cesena per partecipare a un’iniziativa legata al decennale dell’associazione Polonia, questa mattina la Console generale di Polonia in Milano Adrianna Siennicka ha fatto visita a Palazzo Albornoz. Ad accompagnarla una delegazione dell’associazione, guidata dalla presidente Bernadeta Grochowska. Dopo il tradizionale scambio di doni in Sala Specchi, dove a fare gli onori di casa c’era l’Assessore alla Cultura Christian Castorri, la Console ha incontrato anche il Sindaco Paolo Lucchi.

“Durante l’incontro – riferisce il Sindaco - ho ringraziato la Console Siennicka per l’attenzione dedicata all’Associazione cesenate “Polonia”, che dal 2008 opera nella nostra città con importanti iniziative sociali e culturali. Ma, ricordando la mia visita ad Aushwitz di alcuni anni fa, le ho anche fatto presente come ogni Paese debba fare i conti con la propria storia. Ed è quindi sbagliato, come invece è accaduto recentemente al Parlamento polacco, emanare una legge penale che punisce severamente chi associ i lager sorti in Polonia per lo sterminio sistematico del popolo ebraico con la Polonia stessa. La legge cita testualmente come sia vietato chiamarli “lager polacchi”, in quanto quei campi erano ideati, gestiti, organizzati, finanziati dalla Germania nazista. Non dimentichiamolo, purtroppo in Polonia, così come in Italia, l’antisemitismo prima, durante e dopo l’occupazione nazista, è stato sempre assai acceso e non possiamo dimenticarcene. Soprattutto, non può accadere ad un Paese come la Polonia, che l’anno scorso a Varsavia ha visto sfilare 60mila estremisti impegnati a scandire slogan antisemiti. Non dobbiamo dimenticare né chiuderci gli occhi: dobbiamo piuttosto rafforzare i valori che, assieme, in Europa possono consentirci di respingere le derive xenofobe e fasciste”.

AGGIORNAMENTO - Da parte sua il Console generale di Polonia a Milano Adrianna Siennicka replica al sindaco Paolo Lucchi spiegando di non aver parlato con lui della contestata legge penale che vieta di associare i campi di sterminio alla Polonia, ma di essersi limitata "ad un incontro con lo scambio di doni e la foto ricordo. Nulla di quanto detto dal sindaco è stato detto in mia presenza". Replica da parte sua il sindaco Paolo Lucchi: "Nel mio virgolettato si cita una frase che almeno Bernadeta dovrebbe avere ascoltato ("Ma, ricordando la mia visita ad Aushwitz di alcuni anni fa, le ho anche fatto presente come ogni Paese debba fare i conti con la propria storia"), poichè era vicina a noi. Per meglio contestualizzare, forse Bernadeta ricorderà che inoltre, facendo sempre riferimento alla visita al campo di concentramento, l'ho ricordata "come una delle giornate più fredde e difficili della mia vita. Come noterete da un'attenta lettura del comunicato stampa, le considerazioni successive, sono mie e non riferite all'incontro poichè il ritardo nell'arrivo della Console Generale mi ha consentito solo un passaggio "al volo", tra un appuntamento e l'altro della mia giornata. Sono invece certo di come l'Assessore Castorri, che ha potuto incontrarla con qualche minuto di più di me, le abbia manifestato tutte le nostre (sue e mie, condivise in anticipo) perplessità sulle scelte del Parlamento polacco, che non possiamo far nostre, naturalmente. Tutto ciò augurandomi che che non vogliate mettere in discussione la mia libertà di esprimere un pensiero compiuto su scelte del Parlamento polacco che - come la gran parte degli italiani che hanno ben chiari i valori della nostra Costituzione, oltre che quelli della libera espressione di pensiero - giudico profondamente sbagliate".
 

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