Cronaca

Contro le disciminazioni di genere, via libera alla legge regionale

Si tratta della prima legge sulla parità di genere approvata da una Regione italiana. L'obiettivo più importante del provvedimento è "promuovere l'idea di una società che si attrezza per prevenire e contrastare a tutto campo la violenza contro le donne"

Via libera dall'Assemblea legislativa regionale al progetto di Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere: il testo, a cui erano abbinati tre documenti analoghi di iniziativa popolare, ha ricevuto il parere favorevole di Pd, Fds, Sel-Verdi, Idv, M5s, Udc, Lega Nord e Riva, Grillini e Malaguti del Gruppo Misto, mentre ha votato contro Fi-Pdl. Durante i lavori dell'Aula sono stati approvati due emendamenti formali: il primo porta la firma di Mauro Manfredini (Lega Nord), il secondo di Thomas Casadei (Pd).

Si tratta della prima legge sulla parità di genere approvata da una Regione italiana. L’obiettivo più importante del provvedimento è “promuovere l’idea di una società che si attrezza per prevenire e contrastare a tutto campo la violenza contro le donne”: così, infatti, la presidente della commissione per la Promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini, Roberta Mori, presenta in Aula l’articolato.

Mori prima ripercorre “l’intenso percorso di studio, approfondimento, condivisione e partecipazione” che ha preceduto la discussione in Assemblea legislativa, poi si concentra sugli obiettivi individuati e sugli strumenti scelti per raggiungerli: si va dalla “promozione della rappresentanza paritaria nei luoghi della decisione, dotandosi prima delle prossime elezioni regionali di correttivi paritari nella legge elettorale regionale”, alla “educazione e formazione alla cittadinanza di genere, anche con l’istituzione di borse di studi di genere”; da “una società che riconosce anche nel linguaggio il maschile e il femminile della realtà, riconoscendolo e rispettandolo senza neutralizzare le identità”, a “una società che si ribella di fronte alla rappresentazione distorta, discriminante e strumentale dell’immagine femminile, anche valorizzando creatività pubblicitarie alternative con un riconoscimento pubblico annuale”. E ancora, da “una prestazione sanitaria appropriata sia per gli uomini che per le donne, cogliendo la medicina di genere come lo sviluppo di un approccio ancora più competente e personalizzato”, all’“avvio e consolidamento di attività imprenditoriali a conduzione femminile, tramite l’accesso mirato al credito, la concessione di contributi, la stipula di convenzioni con il sistema finanziario a favore delle donne”, fino al “contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco che colpisce soprattutto le donne e la loro legittima aspirazione alla maternità e al lavoro”.

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