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Cronaca

Vertenza Artoni, rottura delle trattative con l'Adl-Cobas in Provincia

Accordo non trovato: è questa la conclusione del tavolo di trattativa che si è tenuto in Provincia a Forlì, tavolo che doveva definire un’ipotesi di accordo dopo la vertenza durissima che in questi mesi

Accordo non trovato: è questa la conclusione del tavolo di trattativa che si è tenuto in Provincia a Forlì, tavolo che doveva definire un’ipotesi di accordo dopo la vertenza durissima che in questi mesi ha portato diverse volte al blocco della sede Artoni di Pievesestina da parte del sindacato Adl-Cobas, anche con un tentativo di sgombero del blocco del 2 ottobre. Sono stati attivati anche una decina circa di tavoli presso la Prefettura locale.

Spiega una nota di Adl-Cobas: “Abbiamo deciso di rompere la trattativa e di riprendere le iniziative di lotta sindacali per una ragione essenziale. La violenza con la quale la controparte Artoni/Stemi tratta i propri lavoratori. Violenza che si esprime attraverso due piani: verbale (non si tratta di reintegri ma di ricollocamenti, non si tratta di indennizzi economici ma di donazioni), e quella incarnata dalla doppia autorità committente/cooperativa. Doppia autorità che conosciamo bene e che è rappresentata dalla figura del socio lavoratore, dispositivo di disciplinamento e di sfruttamento che rende i lavoratori più ricattabili e impossibilitati a qualsiasi azione sindacale o di rivendicazione”.

“Per questo crediamo sia arrivato il momento di generalizzare la lotta contro Artoni, ovvero contro chi ha deciso di chiudere l’appalto – in accordo con Stemi Logistica – dopo le lotte che in quel cantiere si sono sviluppate intorno al nodo della nocività e salute nei cantieri della logistica. Ben 28 lavoratori sono stati di fatto licenziati, in sostituzione come pezzi di ricambio sono stati poi assunti altri 20 lavoratori in sostituzione degli epurati, provenienti per la maggior parte dai cantieri Artoni gestiti da Stemi”.

“Per i 28 epurati/puniti i numeri parlano chiaro nelle proposte Artoni/Stemi: dai 5 ai 7 reintegri in Artoni a Cesena e 7 ricollocamenti in altri cantieri Artoni/Stemi da Bologna a Piacenza. Per chi rimane fuori, ovvero 13 lavoratori, “donazione” dagli 800 ai 1000 euro. Questa è la lotta di classe nella logistica e nell’Italia del Jobs act, che si esprime non solo attraverso la guerra tra poveri, tra chi lotta per una lavoro degno e chi si trasforma nel crumiro del nuovo millennio, ma anche attraverso la violenza padronale verbale e la doppia autorità committente/cooperativa che cancella qualsiasi dignità del lavoratore”, conclude il sindacato.

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