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Un'esperienza di fraternità per 15 giovani nella parrocchia di Villachiaviche

"So – spiega don Daniele Bosi – che per me è una responsabilità. Ma sono convinto che se si fanno le cose al meglio, cercando di organizzare e seguire più possibile e affidandosi alla provvidenza, si può stare tranquilli"

Anche quest’anno, per la seconda volta, la parrocchia di Villachiaviche ha vissuto un’esperienza particolare. Si tratta di una “fraternità” per 15 ragazzi delle superiori, i quali da lunedì a sabato hanno abitato in canonica col parroco, totalmente rinnovata in ogni sua parte e dotata di riscaldamento. “So – spiega don Daniele Bosi – che per me è una responsabilità. Ma sono convinto che se si fanno le cose al meglio, cercando di organizzare e seguire più possibile e affidandosi alla provvidenza, si può stare tranquilli. Altrimenti non si farebbe nulla, non ci si metterebbe mai in gioco”.

Anche quest’anno la convivenza è stata caratterizzata dalla serenità e armonia tra i giovani di età diverse (dalla prima alla quinta superiore): "Al mattino presto - spiega don Bosi - facevamo la preghiera seguita dalla colazione e ben gradite erano le paste che andavo a prendere loro alla “Romagna”. Poi portavo i ragazzi col pullmino a scuola, tornando in fretta per celebrare messa alle 8. Tornavo poi a prenderli e si pranzava, talvolta alle 14.15. Questo è ben lontano dalle mie abitudini e anche io mi sono dovuto mettere in gioco per adattare le mia abitudini di vita solitaria ad una vita in comune, tanto più in questo momento dove c’è anche il gravoso impegno delle benedizioni insieme ai chierichetti".

"Nel pomeriggio i ragazzi si aiutavano a studiare in sala studio, che è una stanza di passaggio, piena di vetrate, tra chiesa e canonica. Dopo cena tutti i ragazzi hanno partecipato ogni sera alla messa. E poi serata insieme con giochi di società, fintanto che li mandavo a letto, sempre in un clima di serietà e rispetto. Una esperienza particolare, venuta in un periodo un po’ pieno tra le benedizioni pasquali e il lavoro che sto ultimando a cui lavoro fino a tardi la sera: la stampa di un libro sulla nostra chiesa. Ringrazio in ordine alfabetico, non d’importanza, le cuoche Barbara, Cinzia, Gabri, Iride, Lella, Luciana, Patrizia per il loro volontariato e ciò che hanno offerto - conclude -. Chiaramente i ragazzi non hanno pagato nulla: non è costume, per noi romagnoli e, penso, per nessuno con un po’ di cuore, far pagare gli ospiti che sono in casa tua. I ragazzi sono stati contenti di potere stare insieme, di fare una esperienza di fede, di aiutarsi nei compiti, di fare qualche piccolo servizio. Questi sono gli aspetti che i ragazzi colgono appena terminata l’esperienza: sono convinto ce ne siano altri, un domani, che verranno scoperti nel corso dell’avventura della vita".

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