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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Cronaca Longiano

Un 19enne morto in comunità, la Procura chiede per la seconda volta di archiviare. La mamma: "E' una vita monca"

Giusi Campioni mercoledì sera ha affidato alle telecamere di 'Chi l'ha visto' il suo sfogo: "Matteo si poteva salvare". Ma la Procura di Forlì ha chiesto l'archiviazione del caso

Un 'gigante buono' di 19 anni morto in una comunità a Longiano, una mamma che non si arrende anche se arriva lo spettro della seconda richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Forlì. Giusi Campioni mercoledì sera ha affidato alle telecamere di 'Chi l'ha visto' il suo sfogo: "Matteo si poteva salvare - ha affermato - non è mai stato portato al pronto soccorso, poteva essere salvato, e non lo dico io, lo dice il medico legale. Ho accettato la sua morte, ma non ho accettato il modo in cui è morto, a volte penso a quanto ha patito, e io non le sono stata vicino". La famiglia di Matteo si oppone con forza alla richiesta di archiviazione.

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Giusi Campioni è una mamma che continua a cercare una verità processuale diversa per la dolorosa morte del suo giovane figlio. Matteo Iozzi, di Arquata Scrivia (Alessandria) aveva solo 19 anni quando il 13 luglio 2016 è morto all'interno della comunità terapeutica “San Luigi” di Longiano, che fa parte delle strutture della comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini. Una morte archiviata dall'autopsia per infarto dovuto al caldo e all'obesità. Il ragazzo pesava oltre 140 chili, era entrato nella comunità per perdere peso e sentirsi indipendente, voleva superare i problemi di depressione ed iniziare una nuova vita. In passato il giovane aveva fatto i conti anche con il bullismo, si era rifugiato nel cibo, ma entrando in comunità voleva mettersi tutto alle spalle, dedicandosi al volontariato.

"Un semplice controllo - spiega il servizio di Chi l'ha visto riferendosi alla relazione del consulente -avrebbe consentito di prevenire la morte di Matteo. La terapia farmacologica seguita da Matteo avrebbe dovuto essere valutata attentamente da chi ha visitato il ragazzo il giorno prima della morte, ma non esistono certificati medici o prescrizioni". La Papa Giovanni XXIII, contattata dalla giornalista della trasmissione di Rai 3, ha risposto con una mail in cui si afferma: "Siamo vicini al dolore della famiglia e per rispetto non abbiamo mai replicato", si mette però in chiaro che "nessuna indagine preliminare ha fino ad ora accertato responsabilità civili o penali dell'associazione". 

La novità è che la Procura di Forlì, per la seconda volta, ha chiesto l'archiviazione del fascicolo sulla morte del 19enne,  perchè "non è possibile stabilire da quanti giorni Matteo stesse male. Non ci sono elementi di prova tali da poter muovere rimproveri colposi ai responsabili della struttura". "E' una vita monca" lo sfogo di Giusi. "Mi passerà? Ma quando?", l'amara riflessione della madre di Matteo, che voleva costruirsi una seconda vita, ma nella comunità longianese ha trovato una prematura morte.

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