Tutto pronto per la 11esima edizione della "Festa dell'8^ Brigata Garibaldi Romagna"

Alle ore 8 Camminata lungo il "Sentiero del Partigiano Janosik" (al secolo Giorgio Ceredi 1925-2016) sulle tracce dei partigiani dell'8^ Brigata Garibaldi

Domenica 13 settembre 2020 si terrà a Strabatenza (Bagno di Romagna), l'11^ edizione della "Festa dell'8^ Brigata Garibaldi Romagna".

Alle ore 8 Camminata lungo il "Sentiero del Partigiano Janosik" ( al secolo Giorgio Ceredi 1925-2016) sulle tracce dei partigiani dell'8^ Brigata Garibaldi.

Alle ore 11 Commemorazione presso il monumento dedicato all'8^ Brigata Garibaldi. Strabatenza , situata nel cuore dell'alta vallata del Bidente di Pietrapazza, quasi ai piedi della foresta della Lama, è uno dei luoghi più ricordati nella memorialistica partigiana del nostro territorio. Strabatenza e le altre località vicine, Poggio la Lastra, Pietrapazza, Casanova dell'Alpe, Ridracoli e Biserno ospitarono squadre, distaccamenti e servizi partigiani. Dopo l'armistizio, annunciato l'8 Settembre 1943, i contadini del nostro Appennino furono ospitali nei confronti dei militari che cercavano di raggiungere le loro case, li accolsero nelle loro abitazioni, offrirono loro cibo e abiti civili. Sottrassero alla cattura dei tedeschi e salvarono la vita a numerosi ex prigionieri slavi e alleati fuggiti dai campi di concentramento di Renicci, Laterina e Vincigliata. 

Alla Seghettina trovarono rifugio diversi ufficiali inglesi e alcuni generali che si ricongiunsero con i loro eserciti, grazie al sostegno della popolazione e all'aiuto degli antifascisti. Nel periodo Settembre 1943 -Aprile 1944, furono più di duecento i militari nascosti, nutriti e protetti dalle famiglie contadine delle frazioni di Seghettina,Rio Salso,Casanova dell'Alpe,Poggio la Lastra,Rondinaia, Pian del Grado, Cabelli, San Martino, Spinello e, soprattutto, di Strabatenza, dove furono ben diciassette le famiglie impegnate nell'opera di protezione e di salvataggio e dove migliaia fra sfollati, renitenti alla leva e disertori furono generosamente accolti e, soprattutto fu ospitato e protetto il movimento partigiano. A Strabatenza , la canonica della Chiesa di San Donato, al centro del borgo, nei mesi di febbraio e marzo del 1944, fu sede del Gruppo Brigate Romagna. A metà marzo i partigiani presenti erano oltre un migliaio. Alla fine di marzo per affrontare la vasta offensiva che i Tedeschi stavano organizzando contro il movimento partigiano, le Brigate lasciarono la zona di Strabatenza, troppo ristretta e insicura, e si trasferirono nel complesso del Monte Fumaiolo. Il grande rastrellamento di Aprile terminò con un bilancio pesantissimo per i partigiani. Nel mese di maggio i partigiani sfuggiti al rastrellamento furono riorganizzati , con nuovi criteri, nella formazione che prese il nome di 8^ Brigata Garibaldi "Romagna". Il territorio dell'Appennino fu diviso in due zone. Il Comando della prima zona fissò la sede a Pieve di Rivoschio, quello della seconda zona fu fissato a Strabatenza, nella Canonica della Chiesa. I partigiani vivevano acquartierati nelle case dei contadini ma si spostavano di frequente per non mettere in pericolo le famiglie ospitanti. La ripresa fu rapida, in giugno raggiunsero il numero di seicento.I rastrellamenti e le stragi che i tedeschi con l'aiuto dei fascisti misero in atto per tutta l'estate non riuscirono a disgregare la Brigata e neppure ad isolarla e a metterla in contrapposizione con la popolazione.Nel mese di settembre, a San Piero in Bagno, avvenne il primo contatto fra l'8^ Brigata Garibaldi e gli Alleati e la Brigata fu inserita nel dispositivo militare delle truppe alleate che stavano avanzando.Il Comando si insediò a San Piero in Bagno e i partigiani si schierarono sulla linea del fronte insieme ai reparti alleati. Conoscitori del territorio e delle postazioni tedesche contribuirono in modo fondamentale all'avanzata degli alleati.
 Nel mese di ottobre i partigiani liberarono Santa Sofia e gli altri paesi della Vallata del Bidente fino a Meldola. Ai primi di Novembre raggiunsero le vicinanze di Forlì, ma furono costretti a rientrare a Meldola perché gli Alleati per motivi politici e di prestigio non ritennero opportuno consentire all'8^ Brigata di partecipare alla liberazione di Forlì. La memorialista dei resistenti ha sempre esaltato l'adesione generosa e disinteressata dei contadini e delle popolazioni dell'Appennino alla Resistenza, senza la quale le formazioni partigiane non sarebbero riuscite a sopravvivere.

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