Tumori al seno, il Bufalini: "Qui mammografi digitali, re-intervento non è indice di minore qualità"

L'ospedale cesenate prende posizione dopo l'articolo di Milena Gabanelli: "Precisazioni per evitare allarmismi che non hanno fondamento"

L'ospedale Bufalini interviene sul 'caso' rimbalzato dopo l'articolo di Milena Gabanelli, che metteva nel mirino i mammografi obsoleti, e inseriva l'ospedale cesenate tra le strutture in cui è più alto il rischio di re-intervento per le donne operate di tumore al seno.

Si legge in una nota del Bufalini: "In merito agli articoli di stampa relativi allo stato di obsolescenza dei mammografi e alla necessità di reintervento per tumore della mammella presso l’Ospedale di Cesena, la Direzione Sanitaria - salvo rispondere in maniera diffusa e puntuale in sede istituzionale - intende però già da subito svolgere alcune precisazioni per evitare allarmismi che non hanno fondamento".
"In primo luogo - spiega il Bufalini - nell’articolo di stampa di Data Room non vi è un collegamento diretto tra il problema dell’obsolescenza delle apparecchiature diagnostiche a livello nazionale e che non riguarda l’ospedale di Cesena e l’Ausl Romagna, e i dati relativi alla necessità di reintervento sul tumore alla mammella. Analizzando quindi i due temi separatamente, va in primo luogo precisato che la dotazione tecnologica dell’Ausl Romagna è generalmente di alta qualità; rispetto alla senologia di Cesena, un nuovo mammografo è stato acquisito nel maggio scorso mentre gli altri due risalgono al 2011 e 2010, e tutti e tre sono digitali e dotati di un sistema di archiviazione e trasmissione dati altrettanto evoluto".

Interventi per tumori al seno, "Al Bufalini rischio alto di tornare sotto i ferri"

Sulla seconda questione l'ospedale cesenate chiarisce: "Per quanto attiene invece al tema della necessità di reintervento, va fatta una premessa metodologica. Nella presentazione dell’edizione 2018 dei dati  sul portale PNE di Agenas è riportato quanto segue:”Non è stato possibile nel 2017 utilizzare i nuovi campi della nuova Scheda di Dimissione Ospedaliera per l’insufficiente qualità del dato che si auspica sia migliore nel 2019. I nuovi campi e le nuove variabili dovrebbero consentirci di affinare gli strumenti di confronto, ad esempio nel meglio descrivere i diversi livelli di complessità degli ospedali in logiche di Hub e Spoke che il PNE attuale non riesce a leggere correttamente o a correlare i volumi dei singoli professionisti e non solo delle strutture con gli esiti”. Pertanto tale studio non può essere considerato una classifica o una pagella della qualità degli ospedali a livello nazionale, bensì, come anche riportato sui portali del Ministero della Salute, uno strumento a supporto di programmi di auditing clinico ed organizzativo finalizzato al miglioramento dell’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale".

Dettaglia il Bufalini: "Fatta questa premessa, da dati Ausl risulta che nel corso dell’anno 2017 le pazienti su cui è stato necessario effettuare un secondo intervento erano state in numero di 10, relative a situazioni previste in letteratura scientifica; con dato percentuale inferiore a quello medio nazionale; nel 2018 i reinterventi sono stati in numero di 4 con percentuale ancora inferiore. E comunque, più in generale, va chiarito che in tutta l’Ausl Romagna le breast unit che prendono in carico le pazienti con tumore della mammella, sono composte da medici e infermieri dedicati in apposite equipe multidisciplinari. All’interno di questi gruppi multi professionali si discutono i casi clinici, si definiscono i percorsi terapeutici delle singole pazienti ma si effettuano anche audit di processo e performance, nell’ambito dei quali si valuta quando optare per interventi di mastectomia radicale ovvero per interventi conservativi oncoplastici della mammella, che allo stato dell’arte sono la maggioranza e che comportano un rischio di reintervento minimo e accettato dalla comunità scientifica a fronte di numerosi vantaggi per le pazienti. Anche per questo non è scientificamente valido correlare il numero di reinterventi alla qualità, maggiore o minore di una struttura".

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Conclude la nota: "Si vuol sottolineare come il percorso di presa in carico delle pazienti affette da tumore della mammella, che parte dallo screening fino al follow up, sia coerente in tutta l’Ausl Romagna e porti a risultati di alta qualità, rispetto a diagnosi precoce, intervento, successive terapie e sopravvivenza".

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