Tumore del colon-retto, in 11mila hanno "dimenticato" la visita oncologica

Sono 11mila i cesenati che nel 2012 non hanno aderito al programma di screening oncologico per la diagnosi precoce del tumore colon-rettale.

Il dottor Paolo Pazzi

Sono 11mila i cesenati che nel 2012 non hanno aderito al programma di screening oncologico per la diagnosi precoce del tumore colon-rettale. A richiamare l’attenzione sull’importanza di presentarsi alla chiamata per effettuare il test per la ricerca del sangue nelle feci sono il dottor Mauro Palazzi, responsabile del Programma Screening Oncologici dell’Azienda Usl di Cesena e il dottor Paolo Pazzi, coordinatore tecnico scientifico dello screening per il tumore al colon retto. 

Progetto della Regione Emilia Romagna attivo da marzo 2005, lo screening per la prevenzione del tumore al colon retto consiste appunto nel sottoporre, con cadenza biennale, uomini e donne fra i 50 e 69 anni, all’esame che individua la presenza di sangue occulto nelle feci, primo segnale della possibile malattia.    “Ogni anno – spiega il dottor Palazzi - vengono invitate ad eseguire lo screening circa 28mila persone di età superiore ai 50 anni e l’adesione registrata ad oggi si attesta al 50%. Si tratta certamente di un dato positivo, in linea con la media regionale, ma che ci spinge ad intensificare le azioni per sollecitare una maggiore adesione. Ecco perché in questi giorni, in via sperimentale, alcuni borsisti messi a disposizione dalle Associazioni di Volontariato (ARRT, Acistom, IOR e LT), che da tempo sostengono il programma screening oncologici, stanno iniziando a contattare telefonicamente tutti i cittadini che ad oggi non hanno risposto positivamente all’invito.

Si chiede di eseguire un test semplice, indolore e gratuito che consente di individuare e quindi trattare precocemente il tumore al colon, che oggi rappresenta il 12% delle neoplasie che colpiscono gli uomini e l’11% di quelle che interessano le donne. Grazie ai progressi compiuti negli ultimi anni sul fronte della diagnostica precoce e della terapia, nel cesenate la sopravvivenza a 5 anni per questo tipo di tumore è arrivata al 64% negli uomini e al 58% nelle donne, risultato migliore della media nazionale: 58% per gli uomini e 57% per le donne (Dati Studio Passi 2010-2011).

“La partecipazione regolare allo screening – specifica il dottor Pazzi - riduce da sola la possibilità di morire di cancro colon-rettale, in quanto consente di identificare in modo efficiente ed efficace molte lesioni neoplastiche silenti”. Nel  2011 nell’Ausl di Cesena sono stati eseguiti 12.712  test per la ricerca di sangue occulto nelle feci e in 486 (circa il 4%) dei test è stata riscontrata la presenza di sangue, dato in linea con la media regionale.

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“La presenza di sangue – precisa il dottor Pazzi - non significa sempre presenza di neoplasia, in quanto è più frequentemente dovuta a cause quali ragadi, emorroidi o altra patologia di modesta gravità. In circa il 25-30% dei casi è dovuta alla presenza di un adenoma avanzato (lesione precancerosa) o di un tumore. Solo in questi casi è raccomandato approfondire la situazione con una colonscopia”. Quasi tutte le persone (circa 90%) accettano di sottoporsi a questi ulteriori accertamenti. Sui 441 soggetti che si sono sottoposti all’esame colonscopico, sono stati diagnosticati 15 tumori. Tutti sono stati rimossi, la maggior parte direttamente nel corso dell’esame endoscopico e per i casi più gravi con intervento chirurgico.

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