Interventi per tumori al seno, "Al Bufalini rischio alto di tornare sotto i ferri". Lega: "Quali sono le cause?"

Un articolo di Milena Gabanelli cita l'ospedale cesenate come struttura in cui è alto il rischio di re-intervento. La Lega: "Notizia allarmante, presentata un'interrogazione alla giunta"

Un approfondimento di Milena Gabanelli, su DataRoom, all'interno del Corriere della Sera online, pone l'ospedale Bufalini tra le strutture dove è più alto il rischio di tornare una seconda volta in sala operatoria, dopo un intervento per un tumore al seno. Il dato è elaborato dall'Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali, che in Emilia Romagna cita non sicuramente in positivo anche la Casa di Cura Città di Parma e l'ospedale Bellaria di Bologna.

Tutto il servizio della nota giornalista si incentra sulla presenza negli ospedali italiani di mammografi vecchi ed obsoleti. Il cancro della mammella colpisce quasi 62 mila donne l’anno ed è il più diffuso (29% sul totale dei tumori femminili). A fare la differenza fra una possibile guarigione e un calvario è la diagnosi precoce.

Gabanelli sottolinea una differenza molto importante, tra i mammografi digitali e analogici. Sono i primi quelli che garantiscono una migliore capacità di diagnosi e una minore esposizione alle radiazioni. Nelle strutture italiane, come mostra un report del Centro studi di Confindustria sui dispositivi medici, ce ne sono 1.012. Dallo stesso documento emerge che ce ne sono 865 ancora analogici di cui 18 con un’età inferiore ai 5 anni, altri 121 considerati obsoleti perché hanno fra i 5 e i 10 anni e 726 che superano i 10 anni. Ovvero l’84% dei mammografi analogici sono considerati pericolosi".

La nota giornalista sottolinea come i dati dell'ultimo censimento del 2017, fatto dal Ministero della Salute, sono addirittura peggiori. Infatti i mammografi 'vecchi' con più di dieci anni di vita sono il 29,3%. Il servizio sottolinea come i rimborsi del Sistema sanitario nazionale sono uguali per tutte le strutture, a prescindere dai macchinari utilizzati. 

Fatta la distinzione tra intervento demolitivo (asportazione totale del seno) e conservativo (asportazione della parte del seno che contiene il tumore), il Bufalini viene inserito tra le strutture italiane in cui è più alto il rischio di tornare sotto i ferri (14%). Gli interventi conservativi in Italia sono 37.224, 2.800 donne devono tornare in sala operatoria (il 7,5%). Nelle prime tre strutture in Italia per volume di interventi (Ieo, Humanitas e Istituto nazionale dei Tumori, tutti e tre a  Milano), questo rischio è rispettivamente del 3%, 5% e 6%, percentuale di molto inferiore a quella della struttura cesenate.

Ma a onor del vero, la tabella degli interventi per struttura mostra come il polo specializzato in senologia del territorio sia l'ospedale Franchini di Santarcangelo di Romagna (412 operazioni). Ma anche il Morgagni di Forlì dove si contano 389 interventi. Cesena (151), Ravenna (135), Lugo (87) e Faenza (86) paiono svolgere, secondo i numeri un ruolo secondario, con il Bufalini quindi interessato da una casistica minore e più specifica.

Pompignoli (Lega): "Rischio re-intervento al Bufalini, quali sono le cause?"

Li definisce “Dati allarmanti", il consigliere regionale della Lega Massimiliano Pompignoli, quelli  "sull’obsolescenza dei mammografi nelle strutture sanitarie italiane". Parlando dell'articolo di Milana Gabanelli rimarca: "In riferimento a censimenti effettuati per conto del ministero della Salute, l’ultimo dei quali del 2017, indicherebbero una situazione in peggioramento con un aumento dei mammografi con più di dieci anni, considerati ‘troppo vecchi’, che necessiterebbero di una sostituzione". 

"Il ministero, tuttavia, non indica né le Regioni che non investono per rinnovare questi macchinari, né quali siano le strutture sanitarie meno affidabili da questo punto di vista. C’è poi un’altra notizia allarmante - sottolinea Pompignoli - Nello stesso articolo si legge che l’ospedale Bufalini di Cesena sarebbe fra quelli dove il rischio di tornare in sala operatoria dopo aver subito un intervento per un tumore alla mammella sarebbe più alto. Ho quindi presentato un’interrogazione alla Giunta per sapere quali siano le strutture ospedaliere, convenzionate, in Emilia Romagna dotate di mammografi digitali o analogici, quale sia l’età di ogni mammografo e quali siano le strutture con il materiale più obsoleto".

Pompignoli conclude con una riflessione: "Di fronte a dati e a situazioni come quelle evidenziate, che dovrebbero destare non poche preoccupazioni, si comprende come i progetti faraonici di un nuovo ospedale a Cesena dovrebbero passare in seconda linea rispetto a investimenti indispensabili in macchinari di ultima generazione, questi sì certamente utili a salvare vite e, in ultima analisi, a ottimizzare i servizi riducendo i costi”.

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