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Timori e imbarazzi di una prof che si è vaccinata: "Eppure anche nella scuola molti docenti dicono no"

Riportiamo il racconto di un'insegnante che si è sottoposta al vaccino anti-covid, come migliaia di altre in questo periodo. Non manca imbarazzo per la sensazione di essere "passati prima nella fila"

Riportiamo il racconto di un'insegnante che si è sottoposta al vaccino anti-covid, come migliaia di altre in questo periodo. Non manca imbarazzo per la sensazione di essere "passati prima nella fila", né una riflessione sui tanti che anche nel mondo della scuola, e quindi in lavori dove dovrebbe prevalere la scienza e il civismo, in tanti scelgono di non vaccinarsi, rischiando così di prolungare le chiusure alla didattica in presenza che gravano sugli studenti.

La prima dose è andata. Dopo aver consegnato al mio medico di base l'autocertificazione (in cui confermo che sono un'insegnante) e il modulo di consenso firmato (con una marea di crocette), mi sono messa a sedere sul lettino dell'ambulatorio e in due secondi sono stata vaccinata. Mano leggera quella del mio medico, e quindi non ho sentito nemmeno l'ago entrare. Poi mi ha fatto accomodare fuori, nella sala di attesa, per almeno 15 minuti per verificare un'eventuale reazione immediata al vaccino. Insieme a me, martedì mattina, ha vaccinato altri 9/10 pazienti, tutti insegnanti e personale amministrativo tecnico e ausiliare. Anche perché quando viene aperto un flacone di Astrazeneca entro 4 o 5 ore bisogna terminarlo per non sprecare nemmeno una dose. Lui, come altri medici di base di Cesena, vaccina due volte a settimana, quindi una ventina di persone ogni 7 giorni. Troppo poche se vogliamo bloccare questo dannato virus ed evitare che ci freghi con inaspettati "sgambetti" proprio sugli ultimi venti metri dal traguardo.

Comunque mentre aspetto penso che non mi sembra vero: come gli ultraottantenni e le forze dell'ordine, sono rientrata nella categoria dei "vaccinabili" da quasi subito. Anzi l'imbarazzo, a dire la verità, è quello di aver ricevuto la prima dose di vaccino 24 ore prima di mio padre che abita a Bologna e di anni ne ha 85. Per alleggerire l'attesa, e un po' di paura, di avere eventuali e indesiderate reazioni mi metto a parlare con altri due insegnanti che attendono il loro turno, tutti con mascherina e a debita distanza. Uno di loro mi dice che nella sua scuola sono molti quelli che non lo vogliono fare. Altri che fingono strane allergie oppure di aver chiamato il medico e di non essere ancora rientrati nella lista. E io che pensavo facessero a gomitate per farlo prima degli altri... La cosa più assurda - mi racconta ancora questo insegnante - è che ci siano anche docenti di sostegno, quindi più a contatto di altri coi ragazzi "speciali" (alcuni dei quali portano male la mascherina o sono del tutto esonerati dal portarla), che finora si sono tirati indietro.

Io che sono sempre garantista, gli dico che comprendo un legittimo dubbio al pensiero di farsi inoculare qualcosa nel corpo di cui avremmo fatto tutti volentieri a meno (pensate che a me non piacciono molto nemmeno i classici integratori, di cui, invece, molti abusano senza pensarci...) ma che, dall'altra parte, è inaccettabile che questo pensiero diventi atteggiamento, sicurezza, davanti a una tragedia come quella che stiamo vivendo. Noi siamo parte della società ed è un dovere proteggere i ragazzi con cui lavoriamo, i loro genitori, i loro nonni. Noi siamo insegnanti, dobbiamo dare l'esempio: non possiamo diventare l'anello debole di una catena capace di spezzare il covid solo se resta unita.

Mentre insieme agli altri due docenti concordiamo su questi principi, mi accorgo che il mio quarto d'ora di attesa è scaduto, e io, fortunatamente, sono uguale e identica a quando sono entrata in ambulatorio. Prendo il mio cappotto, saluto tutti, e torno a scuola per l'ultima ora, convinta ancor di più di aver fatto la cosa giusta. Gli effetti collaterali? Beh, non nascondiamoci dietro a un dito: anche il dottore mi ha detto che qualche sintomo potrei averlo. Anzi è normale avvertirlo e tutto dipende dalla reazione personale. Però, in linea generale, basta prendere una tachipirina e riposarsi. Una professoressa della mia scuola, molto simpatica e non più una ragazzina, che si è vaccinata la scorsa settimana, addirittura mi ha detto di essersi sentita meglio dopo il vaccino. Anche i suoi soliti dolori alle ossa di colpo le erano spariti. La sua leggerezza mi ha confortato, l'avrei abbracciata. Nella normalità, comunque, dicono che i sintomi più comuni sono mal di testa, qualche linea di febbre e dolore alle ossa. Per quanto mi riguarda sono passate già sei ore da quando sono stata vaccinata e, per ora, mi sento solo un po' più stanca del solito. Visto che la notte è lunga, accanto a me ho preparato tutto: termometro, tachipirina e un buon libro. 

Un'insegnante

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