Suicidi choc, due ragazzi morti a Cesena. L'esperta: "Non è un raptus, ecco i campanelli d'allarme"

La psicoterapeuta e mental coach: "Spesso i giovani sono vittime di un modello educativo sbagliato"

Sabato Cesena si è svegliata con due notizie terribili: una ragazzina di appena 13 anni si è tolta la vita buttandosi sotto un treno dopo un diverbio con i genitori. A poche ore di distanza un giovane di 20 anni ha deciso di farla finita gettandosi dall'ultimo piano del Bufalini.

In Italia il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Secondo l'Osservatorio Nazionale Adolescenza i tentativi di suicidio da parte degli adolescenti sono quasi raddoppiati: (dal 3,3% al 5,9%). In pratica sei ragazzi su 100 di età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a compiere il gesto estremo. Un dramma che riguarda soprattutto le ragazze (71%). Il 24% degli adolescenti ha invece pensato almeno una volta al suicidio.

Ragazzina suicida a 13 anni sotto al treno

Ma come si fa a distinguere un normale disagio adolescenziale da un qualcosa che può sfociare in dramma? Lo spiega la dottoressa Pina Li Petri, psicoterapeuta e mental coach: "Non è semplice, l'adolescenza è anche un tormento interiore tra il bisogno di dipendere dai genitori, e la voglia di indipendenza. C'è il desiderio di trasgredire, di essere autonomi". Ma dei campanelli d'allarme ci sono: "Il suicidio non è un atto che si compie in preda ad un raptus, è la fine di un percorso, di un tragico progetto, è quindi un atto premeditato, pensato e ripensato".

Due in particolare i sintomi che devono far scattare l'allarme: "Quando un giovane non dà più senso alla propria vita, è apatico, non ha una motivazione per svegliarsi la mattina ed è completamente indifferente agli stimoli esterni". Molto grave è anche "quando un ragazzo si isola completamente, non frequenta più nessuno. Può essere l'indice di una patologia e si deve intervenire". Nell'era  dei social, sottolinea l'esperta "Spesso lo stare insieme è più virtuale che reale".

Tragedia in ospedale, 20enne si lancia nel vuoto

Ma la depessione nei giovani è sottovalutata? Cosa si può fare a scopo di prevenzione? "Si, penso sia sottovalutata", spiega la psicoterapeuta che poi lancia un messaggio molto chiaro ai genitori: "La mancanza di autostima nasce dall'infanzia, è causata da un modello educativo iper-protettivo, al ragazzo non viene mai detto no, quando il no arriva dalla società la frustrazione è talmente grande da non poter essere sopportata. Si pensi ai ragazzi che si suicidano per una bocciatura. E' fondamentale che ai giovani sia lasciata la possibilità di strutturare il proprio io".

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La dottoressa Pina Li Petri è anche la "psicologa delle Miss", da anni interviene in vari concorsi di bellezza, interloquisce e valuta l'autostima delle ragazze che si sfidano sulla passerella. "Ho potuto notare che c'è tanta ansia da prestazione, il terrore di deludere i genitori, causato anche qui da un modello educativo sbagliato, che non consente alle giovani ragazze di accettare la sconfitta".
 

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