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Stop alla distribuzione diretta dei farmaci in ospedale, M5S: "Aumenta la spesa"

“La sospensione della distribuzione diretta di alcuni farmaci nelle strutture ospedaliere di Forlì-Cesena rischia di aumentare ancor di più la nostra spesa farmaceutica"

“La sospensione della distribuzione diretta di alcuni farmaci nelle strutture ospedaliere di Forlì-Cesena rischia di aumentare ancor di più la nostra spesa farmaceutica sulla quale anche la Corte dei Conti recentemente ha sollevato più di una perplessità. Per questo crediamo che la Giunta debba fare marcia indietro e puntare con decisione sulla distribuzione diretta”. È questa la richiesta di Raffaella Sensoli ed Andrea Bertani, consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, che hanno presentato una interrogazione sulla modifica al sistema di distribuzione di alcuni medicinali disponibili non più nelle farmacie ospedaliere ma solo in quelle “normali”.

“La distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti entro i 30 giorni dalla dimissione ospedaliera potrebbe essere una soluzione semplice, seppure non esaustiva, funzionale a ridurre il costo dei farmaci fino ad oltre il 50% del loro costo – spiega Raffaella Sensoli – riuscendo così anche a mettere un freno a quella spesa che la Corte dei Conti ha evidenziato in costante aumento anche nello scorso anno. Per questo non capiamo perché invece che incentivare la distribuzione diretta la Regione, con l’accordo siglato a Forlì-Cesena, vada nella direzione opposta”.

Ed ancora: “Secondo quanto riportano in questi giorni con questa variazione la Regione avrà una maggiore spesa di 5,6 milioni di euro di cui solo 600 mila euro solo a vantaggio delle farmacie rurali, che effettivamente hanno necessità di sostegno”. Proprio per questo motivo la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle chiede alla giunta di potenziare la distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti visti i vantaggi economici che ne derivano, in particolar modo entro i 30 giorni dalla dimissione ospedaliera e per i malati cronici, evitando di affidarsi in via esclusiva alla cosiddetta distribuzione “cessione in nome e per conto” dei farmaci ad opera delle farmacie pubbliche e private convenzionate. “Una situazione che ha creato anche sconcerto tra medici di base e pazienti – conclude Andrea Bertani - che a fatica in questi anni hanno dovuto abituarsi a questa modalità a volte più difficoltosa ma che comporta risparmi. E ora si ritrovano a cambiare di nuovo abitudini, chiedendosi che senso avessero gli sforzi a loro richiesti”. 

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