Minaccia di morte l'ex incinta e il nascituro, "donne senza reale difesa"

Marisi, presidente dell'Associazione Perledonne di Cesena lamenta la "mancanza di una rete tra sanità, forze dell'ordine e servizi sociali che rende, infatti, vani i tentativi di difesa che ciascuno di questi organismi può mettere in atto".

Un nuovo e grave episodio di minacce e violenza sulle donne a Cesena. A divulgarlo è a renderlo noto è Marisa Marisi, presidente dell'Associazione Perledonne di Cesena. Marisi in premessa lamenta la “mancanza di una rete tra sanità, forze dell'ordine e servizi sociali che rende, infatti, vani i tentativi di difesa che ciascuno di questi organismi può mettere in atto in situazioni d'emergenza come quella di oggi”.

Racconta quindi il caso che riguarda una giovane donna di 25 anni in avanzato stato di gravidanza che sarebbe stata minacciata di morte, lei e il piccolo che sta per nascere, da parte del padre del nascituro, che si è intrufolato nella casa dei genitori dell'ex compagna. Illustra Marisi: “L'uomo, convivente della donna fino a qualche mese fa, ha seguito la partoriente fino in ospedale ed ha continuato a prometterle una morte imminente davanti ai genitori che l'hanno accompagnata al Bufalini nel tentativo di proteggerla dal bruto. Ma quello di oggi non è stato che l'ultimo degli episodi di minacce gravissime da parte dell'uomo che, in un primo tempo dopo la separazione, si era detto persino sollevato dalla decisione della giovane convivente di far ritorno nella casa dei genitori, vista la piega che stava prendendo la loro relazione”.

Dopo un po' tuttavia ha dato inizio alle persecuzione secondo il classico cliché: telefonate a tutte le ore, promesse di morte per tutta la famiglia della donna oltreché per lei e il bimbo che sta per nascere. Il 20 maggio scorso la ragazza ha sporto denuncia contro il suo persecutore, ma – accusa Marisi “le forze dell'ordine non hanno potuto far altro che indirizzarla al Centro Donna. Neppure qui, tuttavia, ha trovato l'aiuto sperato tant'è che le è stato consigliato di rivolgersi ad un legale”.

Quindi commenta Marisi: “Tutto questo le sarebbe stato risparmiato se anche a Cesena, come in tante città d'Italia, fosse operativo un protocollo contro la violenza di genere che prendesse in carico la donna e allontanasse l'uomo che tra breve potrebbe mettere in atto i suoi propositi omicidi. Denunciamo dunque, ancora una volta, e con forza, la necessità che chi di dovere assuma le proprie responsabilità, perché la nostra città non resti al margine di questo improrogabile impegno di civiltà”.

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