Il sindacato autonomo di polizia presenta la 'Spypen' al Caps di Cesena

Nel corso dei lavori è stata presentata la Spypen, in distribuzione agli iscritti al Sap in servizio a Cesena. "Si tratta -illustra Roberto Meloni, segretario Provinciale del Sap - di uno strumento relativamente semplice da utilizzare"

Il Caps di Cesena ha ospitato venerdì mattina un'assemblea sindacale organizzata dal Sap, il Sindacato autonomo di Polizia, e rivolta principalmente agli iscritti. Nel corso dei lavori è stata presentata la Spypen, in distribuzione agli iscritti al Sap in servizio a Cesena. "Si tratta -illustra Roberto Meloni, segretario Provinciale del Sap - di uno strumento relativamente semplice da utilizzare. Viene applicato all’interno del taschino della camicia o della giacca, proprio come una normale penna ed azionato all’occorrenza mediante il pulsante che si trova nella parte superiore".

"A quel punto quanto accade viene ripreso. Sia in video che in audio. Al termine del servizio, poi, quanto registrato viene scaricato su pc e conservato per un suo utilizzo eventuale - continua Meloni -. Benchè non ci siano problemi in termini di utilizzo come prova a carico, il nostro obbiettivo è un utilizzo che abbia unicamente un carattere difensivo. Di quanto registrato non se ne farà mai un uso diverso da quello di difendersi da eventuali accuse infondate. Siamo assolutamente convinti che se anche in passato i colleghi avessero potuto contare su di uno strumenti di questo tipo, probabilmente oggi, tanti casi che in apparenza appaiono controversi, sarebbero già chiusi da tempo.

L'iniziativa, prosegue Meloni, "è stata realizzata grazie ad una sottoscrizione popolare e all’intervento di uno sponsor che dobbiamo assolutamente ringraziare. L’infortunistica Tossani, infatti, credendo moltissimo in questa iniziativa, ci ha fornito un importante supporto economico tale che, oggi, unico sindacato ad averlo fatto, siamo in grado di fornire gratuitamente le Spypen, dal costo di circa 30 euro ciascuna, a tutti gli iscritti al Sap della Provincia che oggi sono quasi 180 e che speriamo in futuro possano aumentare. Questa iniziativa mira a restituire ai poliziotti la serenità necessaria a svolgere il proprio mestiere. Mira, anche, a far ritornare quella fiducia nell’operato dei poliziotti da parte dei cittadini che, purtroppo, spesso sono fuorviati nel loro giudizio da ricostruzioni dei fatti false. Con lo strumento della video registrazione intendiamo dimostrare che la violenza (come pensa e dice qualcuno) non è il metodo. Intendiamo dimostrare che la tortura (come pensa e dice qualcuno) non è il metodo. E per fare questo, come già detto, ci mettiamo in gioco in prima persona. Ci filmiamo. Non temiamo questo strumento perché sappiamo di essere dalla parte giusta".

Secondo il sindacalista, "la strategia difensiva più comune è quella di denunciare di abusi l'appartenente alle forze dell'ordine. Quasi sempre denunce pretestuose  che portano scandali basati su ricostruzioni imprecise o completamente e dolosamente distorte che si sviluppano contro l’operato delle forze dell’ordine. Ogni anno una percentuale che varia dall’85 al 90% delle denunce che vengono presentate nei nostri confronti vengono archiviate. Tante volte però, questi procedimenti si dilungano negli anni obbligando i poliziotti ad una lunga e quasi sempre logorante battaglia finalizzata a dimostrare, quasi sempre, di non aver fatto nulla se non il proprio lavoro".

Prosegue Meloni: "Noi non chiediamo l’immunità per i poliziotti. Con questa iniziativa noi non chiediamo una difesa a prescindere delle divise. Esattamente al contrario siamo i primi a metterci in gioco. Certo ci chiediamo  se questo sia un paese normale. Un paese in cui sono gli stessi poliziotti a chiedere di mettere sotto i raggi x il loro lavoro. Ma in un paese in cui è forte il partito dell’antipolizia e degli allergici alle divise oggi più che mai è necessaria questa operazione di verità e giustizia. Nel bene o nel male. Perché uno strumento di questo tipo certifica in maniera incontrovertibile l’operato del poliziotto. In questo, noi crediamo, debba essere sostenuta da parte della cittadinanza questa nostra iniziativa. Il fatto di riprendere gli interventi è si garanzia per gli operatori di polizia poiché di fronte ed una denuncia falsa il filmato rappresenta sicuramente una prova certa. Allo stesso tempo  però è uno strumento di assoluta garanzia per il cittadino poiché il comportamento scorretto del poliziotto verrebbe immediatamente scoperto e quindi censurato".

"Oggi - prosegue il sindacalista -. c’è chi sostiene la polizia ancora debba completare il suo percorso di democratizzazione. C’è chi sostiene che la polizia sia “malata”. Certo. La polizia è malata. Malata per mancanza di risorse. Malata per mancanza di strumenti. E’ malata per mancanza di personale. Ma non è malata per mancanza di democrazia e men che meno è malata per mancanza di rispetto delle regole e dei diritti inviolabili dell’uomo. Questa nostra iniziativa non è certo la soluzione di tutti i mali. La nostra è una provocazione che speriamo convinca i nostri vertici a dotarci di questi strumenti da installare anche sulle auto e all'interno degli Uffici. E' anche una provocazione perchè si possa finalmente giungere all'approvazione dei protocolli d'intervento e delle garanzie funzionali in modo che siano stabile regole certe degli interventi di polizia".

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