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Sostegno ai dipendenti e nuove fragilità, 60 imprese giudicano il valore della responsabilità sociale

Il sostegno ai dipendenti e al volontariato le iniziative più gettonate dalle imprese. I giovani in cerca di lavoro sono i più disorientati

Presentati i risultati dell’indagine “Quanto vale la Responsabilità Sociale per le imprese del Rubicone?” condotta tramite questionario online e interviste telefoniche presso un campione di circa 60 imprese del Rubicone e mare, sulla percezione, disponibilità e proposte di sostegno alle azioni di Responsabilità Sociale d'Impresa. 

L’indagine è stata realizzata nell’ambito del progetto “Impresa Partecip.a.” che si pone l’obiettivo di valorizzare e accrescere la disponibilità delle imprese su iniziative di responsabilità sociale tra cui inclusione lavorativa per persone svantaggiate e tirocinio. Promosso dall'Unione Rubicone e Mare con i fondi della Regione, il progetto è sostenuto da Provincia di Forlì-Cesena, Camera di Commercio della Romagna e Associazioni datoriali.

I risultati dell’indagine sono stati discussi in video-conferenza tra circa 35 partecipanti del Tavolo di Negoziazione dal progetto, provenienti dal mondo economico e sociale del Rubicone, tra cui organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, imprese, cooperative sociali, associazioni di volontariato, Centro per l'impiego, Provincia, Asp. Obiettivo è stato raccogliere, dalla voce diretta delle imprese, le esperienze e le criticità delle iniziative di Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI), che saranno poi sottoposte ad altre imprese in incontri più operativi per costruire una mappa di azioni di RSI per l'inclusione delle persone nel mondo del lavoro.

I risultati mettono in luce i concetti che più rappresentano la Responsabilità sociale per le imprese intervistate: al primo posto il concetto di “benessere” al 33% (dei dipendenti) seguito a stretto giro da “investimento” 29% (tempo/risorse per favorire benessere e produttività) e “solidarietà” 28% (sostegno al volontariato). Più distanziato “strategia” l0% (per accelerare la competitività dell’impresa). Il “tirocinio” per l’inserimento sul lavoro di persone fragili è poco conosciuto e spesso visto come un “costo” per l’impresa, anche quando è interamente finanziato da fondi pubblici. Non di rado, mancano alle PMI le risorse o le informazione adeguate per sviluppare azioni di Responsabilità sociale.

Dalle osservazioni delle imprese emergono anche nuove fragilità, indicate soprattutto nei giovani disoccupati/e, disorientati e provati emotivamente, a seguito della mancanza di lavoro seguita alla pandemia o di prime esperienze negative, che fanno più fatica di un tempo ad inserirsi. Il lavoro sembra non essere più sinonimo di sviluppo, ma di socialità e coesione.

Non sono mancate le critiche sugli eccessi della burocrazia e le richieste all’amministrazione pubblica di maggiore ascolto e di azioni che valorizzino il territorio.

Infine, tra le proposte che le imprese giudicano utili per favorire iniziative di Responsabilità Sociale, spiccano iniziative per sostenere l’immagine dell’impresa come attore di responsabilità sociale (tra cui marketing sociale, campagne informative a tappeto, convegni e gemellaggi con imprese che hanno esperienze) e per sviluppare collaborazioni formalizzate tra P.A imprese e comunità in genere (tra cui Protocolli di Rete sulla Responsabilità Sociale fra pubblici e privati, “Contratti di rete”, una Fondazione ad hoc, Convenzione per l’inserimento di persone fragili)

Lia Benvenuti, direttore dell'agenzia di formazione Techne che gestisce il Progetto, ha sottolineato che “dall’indagine emerge una scarsa informazione sul tema, comunque affiancata da una convinta volontà delle imprese ad attivarsi per collaborare a qualcosa di concreto a favore delle categorie svantaggiate, dei giovani e del territorio. Vanno in tal senso – continua la Benvenuti - alcune proposte degli imprenditori che danno evidenza di segnali di apertura anche nelle imprese più diffidenti e di una reale disponibilità a ragionare su progetti concreti”.

Ha concluso l’incontro Luciana Garbuglia, Presidente dell'Unione Rubicone e Mare che ha rilevato come "oggi serva riconoscere meglio le nuove fragilità e rispondere al disorientamento dei giovani. È necessario” continua Garbuglia “costruire reti di fiducia tra imprese e cittadini, che facciano proprio l’obiettivo di un cambiamento culturale che emerge dall’indagine e da altri progetti importanti come il Distretto della felicità. Tutto questo” conclude Garbuglia “costituisce per tutti noi la vera sfida del prossimo futuro”.

Le prossime tappe prevedono tra gennaio e febbraio l’organizzazione di almeno 4 incontri operativi riservati a imprenditori/ imprenditrici in collaborazione con CISE Camera di Commercio, per commentare i risultati e collaborare a ricavarne soluzioni concrete.

Inoltre con la nuova pagina facebook ImpresaPartecipaRubicone - si rafforza la comunicazione e la partecipazione della comunità al percorso.

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