Il broker che si giocò 9 milioni dei clienti al casinò, in tribunale sfilano le vittime

Dolorosi i ricordi di parenti, amici e clienti di Silvio Vannini, l'ex broker di San Piero in Bagno. Nel 2015 si autoaccusò di aver dilapidato tutto al casinò di Venezia

Ci sono voluti quasi quattro anni per far partire il processo che vede sul banco degli imputati Silvio Vannini, 65 anni, l'ex broker di San Piero in Bagno, accusato di essersi giocato al casinò oltre nove milioni di euro che parenti, amici e clienti gli avevano consegnato allettati da interessi molto invitanti.

Martedì nell'udienza al Tribunale di Forlì , davanti al giudice monocratico Marcello Nicolò,  hanno sfilato molti testimoni, tutti clienti raggirati dall'ex broker, difeso dall'avvocato Giordano Anconelli. Ricordi dolorosi per i truffati, che hanno sottolineato come Vannini, non presente in aula, presentasse dei rendiconti falsi. Di fronte alle domande del pubblico ministero Massimo Maggiori è emerso dalle testimonianze che c'era un forte legame fiduciario con i clienti, confermato anche dalle modalità con cui il denaro veniva affidato a Vannini. Solo alcuni dei clienti truffati sono riusciti a recuperare una parte dei soldi.

Vannini era considerato un "mago" della Finanza ed era molto abile a farsi consegnare il denaro anche dai parenti, tra i truffati ad esempio è emerso ci fosse anche il fidanzato di sua figlia. I soldi venivano consegnati in contanti o con assegni da intestare a una finanziaria (diceva lui) ma in realtà era la società che gestisce il casinò di Venezia. 

Una storia che ha dell'incredibile, e prende avvio il 15 marzo 2015 quando Vannini si presenta alle Fiamme Gialle di Forlì vuotando il sacco, prima di costituirsi un sms ai clienti che li informava di aver dilapidato i loro risparmi al Casinò di Venezia. Oggi Vannini vive in una struttura protetta che lo tiene lontano dal suo vizio. In passato ha fatto molto scalpore uno spot per un evento di beneficienza in cui il broker compariva ballando e cantando.

La difesa dell'ex broker punta a dimostrare che la condotta di Vannini è stata determinata dalla sua ludopatia, già in passato la tesi difensiva aveva chiamato in causa il casinò di Venezia, che non avrebbe fermato in alcun modo le folli giocate di Vannini ma anzi lo avrebbe "premiato" con una tessera Vip." Ero drogato di successo – ha dichiarato in passato il broker finanziario. E quando sui 50 anni ho sentito che non reggevo più la competizione con i 30enni ho cercato qualcosa di altrettanto folle: il gioco". Nella prossima udienza, prevista per il 2 luglio, saranno ascoltati altri clienti raggirati, i testimoni ammessi al processo sono 92.

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