Immobiliarista cesenate nei guai: sequestrate case e terreni per oltre 2 milioni di euro

L'uomo, un 59enne di Cesena, già noto alle forze dell'ordine per reati quali bancarotta fraudolenta, falsità e ricettazione (commessi negli anni Novanta e già condannato in via definitiva), probabilmente non pensava più di essere nel mirino delle Fiamme Gialle

Immobiliarista cesenate nei guai. La Guardia di Finanza di Forlì-Cesena, ai sensi della normativa antimafia e su richiesta del procuratore Sergio Sottani e dei sostituti Francesca Rago e Sara Posa, ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro anticipato di beni per 2 milioni, 176 mila e 936 euro. Si tratta di un sequestro d'urgenza, disposto dal presidente del Tribunale di Forlì, di tutte le quote societarie dell'immobiliare, di 34 immobili e 22 appezzamenti di terreno ubicati a Cesena (tra cui c'è anche la sua villa), Castrocaro Terme e Terra del Sole, Forlimpopoli e Civitella di Romagna.  

L'uomo, un 59enne di Cesena, già noto alle forze dell'ordine per reati quali bancarotta fraudolenta, falsità e ricettazione (commessi negli anni Novanta e già condannato in via definitiva), probabilmente non pensava più di essere nel mirino delle Fiamme Gialle essendo già stato condannato, ma la giustizia amministrativa ha i suoi tempi ed effettua controlli molto precisi. Infatti l'attività investigativa degli uomini del Comando della Guardia di Finanza, capitanati dal tenentecolonnello Gabriele Sebaste, iniziata nel novembre scorso, è andata a scandagliare l'attività patrimoniale e le dichiarazioni dei redditi dell'immobiliarista relativi agli anni Novanta, riscontrando anomalie evidenti. 

"Abbiamo constatato che esisteva una forte sproporzione tra i redditi dichiarati ai fini delle imposte e il patrimonio accumulato - ha spiegato il tenente colonnello Sebaste - Per esempio nel '97 (da quando l'uomo aveva iniziato a commettere reati) aveva dichiarato redditi pari a zero, mentre abbiamo la conferma di suoi investimenti e acquisti per 77mila euro. Così nel 98, in cui aveva dichiarato redditi per 7mila e investimenti per 34 mila euro". "Per applicare la normativa antimafia - continua il dottore Sebaste - è necessario che ci siano due condizioni: la prima consiste nel dimostrare che ci sia sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio o gli investimenti effettuati. E la seconda che gli acquisti o gli investimenti siano effettivamente avvenuti nel momento in cui commetteva i reati. E qui le due condizioni sussistono entrambe".

Nei guai è finita anche la moglie, anche lei pregiudicata in via definitiva, complice del marito e intestataria di quote societarie. "Ora toccherà a loro dimostrare in che modo e con quale denaro hanno acquistato gli immobili negli anni in cui dichiaravano redditi pari allo zero - spiegano dalla Finanza -. E non potranno, come accadeva una volta, giustificarsi col fatto che hanno evaso le tasse e chiudere il procedimento con lo Stato con una sanzione. Non dovranno portare carte e documenti per giustificare la provenienza dei soldi, altrimenti il sequestro diventa confisca e gli appezzamenti di terreno e le case (oggi in affitto) andranno allo Stato che potrà metterle a disposizione dei vari Comuni per uso pubblico". Gli attuali affittuari, che non hanno nulla a che fare con gli eventuali illeciti, continueranno a restare all'interno degli immobili pagando il loro affitto al consulente nominato dal Tribunale. 

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