Cronaca

Protesta delle associazioni femministe sulla sepoltura dei feti abortivi, l'Ausl: "E' previsto dal regolamento"

"Per noi è inammissibile in uno Stato laico, o che dovrebbe essere tale, un'istituzione pubblica proceda a un accordo con un ente religioso su una tematica così delicata ", dicono le associazioni

Stop alla collaborazione, anche se non formalizzata in un accordo, tra l'Ausl Romagna e la Diocesi di Cesena-Sarsina per quanto riguarda la sepoltura di embrioni e feti derivanti da aborti. Analoghe vicende sono emerse nella cronaca nazionale, per esempio, i cimiteri dei feti a Roma (dove sulle croci apparivano i nomi delle madri a loro insaputa), mentre ci sarebbe un'area predisposta al cimitero urbano di Cesena per la sepoltura di embrioni e feti e un accordo con la Diocesi per organizzare il servizio. L'associazione Ipazia ha richiesto un incontro con l'Ausl per conoscere le patriche in corso. Nell’incontro, avvenuto lo scorso 20 novembre, è emerso che tra la Direzione medica ospedaliera di Cesena e la Diocesi non c’è un vero e proprio accordo scritto ma una collaborazione in cui l'Ausl si configura come parte terza, “un passacarte” tra la Diocesi e una possibile utenza interessata a questo servizio.

Ipazia Liberedonne, temendo l'attuarsi di scelte arbitrarie all'interno di questo servizio cesenate (ovvero la possibilità che senza il permesso della famiglia venga ugualmente seppellito un embrione e o un feto), ha chiesto prima di tutto di retrocedere dalla collaborazione con la diocesi che "in pratica ufficializza e sponsorizza di fatto l’entrata della Diocesi nel Reparto di Ginecologia e Ostetricia", commenta una nota, e in secondo luogo di migliorare il modulo che viene dato alle donne. La Direzione dell'Ausl cesenate, a oggi, si è resa disponibile a intervenire sul modulo assicurando di rivederlo per renderlo più laico, a verificare che sia rispettata la privacy del nome della donna in tutto il percorso e a migliorare l'informazione in reparto.

Ma a Ipazia Liberedonne non basta. "Per noi è inammissibile in uno Stato laico, o che dovrebbe essere tale, un'istituzione pubblica proceda a un accordo con un ente religioso su una tematica così delicata che dovrebbe attenere esclusivamente alle coscienze individuali e non fatta divenire terreno di propaganda ideologica - scrive la portavoce dell'associazione, Serena Dellamore - Annunciamo che costituiremo una rete per monitorare questi comportamenti e denunciare le eventuali arbitrarietà. Invitiamo quindi la cittadinanza tutta a condividerlo per difendere dei principi indiscutibili: la laicità dello Stato, il rispetto per l’autodeterminazione delle donne e l’applicazione della legge 194".

Una versione però respinta dall’Azienda Usl della Romagna, che, spiega in una nota, "nel perseguimento degli obiettivi di tutela, prevenzione e cura della salute della popolazione, mantiene rapporti equidistanti, di terzietà e ascolto nei riguardi di tutti gli interlocutori  con i quali si interfaccia". Sul capso specifico l'Ausl spiega che "il rapporto al quale si fa riferimento, tra alcuni  ospedali dell’Azienda e le diocesi, non è retto  da una convenzione, ma da una mera disponibilità a fornire informazioni, accordata su esplicita richiesta della Diocesi territoriale, così come l’Azienda è disponibile a collaborare con qualunque altra realtà nel rispetto pieno del pluralismo e comunque sempre della normativa vigente in materia. Nello specifico il Regolamento di polizia mortuaria, che espressamente prevede la possibilità di sepoltura di feti, laddove i genitori lo richiedano".

Sempre la nota: "Pertanto l’AUSL, sul presupposto che possano non esserne a conoscenza, si limita ad informare i genitori nel momento contingente, circa le modalità di gestione del prodotto abortivo previste dalla normativa, ossia di affidarne la gestione all’Ausl, che provvede a norma di legge, o in alternativa di farsi carico essi stessi della sepoltura. E’ in tale contesto che si inserisce pertanto l’informativa circa la possibilità di affidare la sepoltura a un’organizzazione terza, come la Diocesi, che si è resa disponibile ad effettuare gratuitamente il trasporto per il seppellimento, nel totale rispetto della normativa sulla privacy, anche allo scopo di garantire equità di trattamento agli utenti interessati al servizio. Ciò premesso, preme sottolineare che il ruolo di terzietà dell’Azienda Usl, esclude qualsiasi ingerenza nel reparto di ginecologia ostetricia da parte della Diocesi, così come di qualsiasi altra organizzazione che a qualsiasi titolo abbia un rapporto di collaborazione con l’Azienda".

E sul discorso della privacy, "fermo restando che la tutela della privacy è tuttora garantita, si conferma quanto già condiviso con l’Associazione Ipazia nel corso dell’incontro tenutosi il 20 novembre, ossia che l’Azienda, ha già valutato di migliorare la modulistica di consenso informato, recependo alcune delle istanze avanzate in quella sede. Infine corre d’obbligo sottolineare che il tema in oggetto nulla ha a che vedere con il rispetto della Legge 194  e dei correlati diritti, che l’Azienda sanitaria  rigorosamente  assicura, nell’assolvimento dei propri compiti  di  tutela della salute pubblica".

Al testo di Ipazia hanno dato la loro adesione le seguenti associazioni: CGIL Cesena, CGIL Forlì, UDI Forlì, UDI  Cesenatico, ARCI Cesena, ANPI Cesena, Fondamenta. Cambiamo Cesena dal basso Cesena,Libera Forlì-Cesena, ANPI Forlì-Cesena, ARCI Gay Forlì-Cesena, Gruppo parità di Genere Forlì, Ass.Voce Donna Castrocaro Terme, Ass. Un secco no Forlì, Ass. UAAR Forlì, Forum delle donne di Forlì, Il Progresso delle idee Forlì, La Materia dei Sogni Forlì, Tavolo permanente della Violenza contro le Donne Forlì, ANPI Cesenatico, Casa delle Donne di Ravenna, UDI Ravenna, Donne in nero Ravenna, Ass. femminile Maschile Plurale Ravenna, ANPI Rimini, ANPI Santarcangelo di Romagna, Non Una Di Meno Rimini, Grotta Rossa Rimini.

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