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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

La scuola elementare la domenica diventa scuola coranica: scatta la protesta

Una scuola elementare - secondo un'interrogazione di Stefano Spinelli, consigliere di Libera Cesena - ha concesso il locali scolastici ad una scuola di arabo e Corano

Sono stati concessi dei locali  scolastici dell'istituto “Carducci” ad una scuola islamica? La scuola elementare di via Carducci – secondo un'interrogazione di Stefano Spinelli, consigliere di Libera Cesena - ha concesso il locali scolastici del piano terra, comprese le aule di studio, ad una scuola islamica, tutte le domeniche mattina aperta e frequentata da bambini musulmani (circa 60/70), di età compresa tra i 5/6 anni fino a 10/12 anni, che provengono da tutta Cesena.

“In questa scuola viene insegnato l’ “arabo normato”, ossia non solo la lingua araba, ma l’arabo attraverso i principi e la dottrina risultante dal Corano e dalle Sure, e si tengono anche momenti di preghiera (vengono stesi gli appositi tappeti), in sostanza si insegna loro a crescere, vestirsi e comportarsi, come bravi musulmani: dunque sembra si tratti di una vera e propria Scuola Islamica o Coranica,ma anche così non fosse la situazione non cambierebbe”, argomenta Spinelli.

“Non è data conoscere l’esistenza di alcun contratto di affitto dei locali né alcuna convenzione che regolamenti l’uso dei locali (aule, palestra e bagni) da parte della scuola islamica, dove gli altri giorni si svolgono le lezioni ordinarie, ma si sono dati in utilizzo locali scolastici pubblici per attività continuative e non compatibili con la destinazione scolastica dei locali utilizzati, in violazione delle norme vigenti, dal momento che la concessione può avvenire a condizione che ciò sia compatibile con la destinazione dell’istituto stesso a compiti educativi e formativi. Ci si chiede cosa succederebbe se dei locali pubblici venissero destinati a classi di catechismo”.

Infine Spinelli reputa “non opportuna la concessione di locali scolastici pubblici ad una scuola sull’apprendimento della lingua araba e dei fondamenti dell’Islam, con annessi momenti di preghiera, senza coinvolgimento degli organi collegiali competenti, degli insegnanti della scuola e dei genitori. Questi comportamenti siano di ostacolo a una possibile, seppur difficile, vera integrazione delle persone ospitate nel nostro paese”. E conclude: “Appare veramente un controsenso il fatto che, da una parte nelle nostre scuole si vogliono far scomparire tutti i simboli e gli eventi religiosi appartenenti al nostro popolo, dall’altra si utilizzano i locali pubblici allo scopo di insegnare ai giovani ad appartenere alla loro diversa cultura civile e religiosa, peraltro con superficialità e senza alcun tipo di vigilanza o controllo”.

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