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La Polizia impegnata nelle ricerche di Manuela Teverini

La Polizia impegnata nelle ricerche di Manuela Teverini

Scomparsa di Manuela Teverini, la Procura chiede l'ergastolo per il marito

Il giudice per le udienze preliminari Giorgio di Giorgio, dopo aver ascoltato gli avvocati di parte civile che rappresentano i familiari di Manuela Teverini, ha rinviato l'udienza al 21 dicembre per l'arringa degli avvocati difensori

Chiesto l'ergastolo per Costante Alessandri, marito di Manuela Teverini, la donna scomparsa il 5 aprile delle 2000 dalla sua abitazione di Capannaguzzo, nelle campagne di Cesena, in cui la famiglia viveva con la figlia Lisa che allora aveva quattro anni. Il sostituto procuratore Filippo Santangelo ha tenuto venerdì una requisitoria di circa tre ore e mezza, prendendo in esame tutti gli indizi accumulati nei lunghi anni di indagini. Il processo si svolge col rito abbreviato. Il giudice per le udienze preliminari Giorgio di Giorgio, dopo aver ascoltato gli avvocati di parte civile che rappresentano i familiari di Manuela Teverini, ha rinviato l'udienza al 21 dicembre per l'arringa degli avvocati difensori Carlo Benini e Silvia Brandoli, e per la sentenza.

L'arresto nel 2002

Nel dicembre del 2002 il marito fu arrestato per omicidio e occultamento di cadavere. Fu condotto in carcere a Forlì, dove rimase per circa un mese. In un’intercettazione parlò dell’omicidio della moglie con la prostituta che frequentava: ma davanti agli investigatori disse che lo aveva fatto per provocarli, visto che sapeva di essere intercettato. Ad aggravare la posizione del marito la presenza di un’assicurazione sulla vita stipulata da Manuela poco prima. Venne però scarcerato in quanto gli esiti sulla ricerca del cadavere nei pressi dell’abitazione di Capannaguzzo diedero esito negativo. La figlia, ora ventenne, ai microfoni di “Chi l’ha visto” aveva chiesto la riapertura del caso: “Voglio tutta la verità”, disse la giovane.

L'inchiesta bis

E la Procura lo ha riaperto, con un primo sopralluogo effettuato nell'area dell'abitazione di Franco Alessandri, fratello di Costante.  Gli investigatori perlustrarono anche un appezzamento di terreno nei pressi dell'abitazione del marito della scomparsa coi cani molecolari specializzati nella ricerca di resti umani, e col georadar in dotazione alla Polizia Scientifica di Roma. Con un escavatore venne realizzato un buco di circa una trentina di metri nel suo punto più largo, profondo 2-3 metri. Ore e ore di lavoro sotto una pioggia scrosciante per verificare quanto i cani specializzati avevano “fiutato”.

Lo scavo era stato esteso nei pressi di una vasta sterpaglia. Inoltre erano state battute nuovamente alcune pertinenze della casa di Costante Alessandri. In un capannone adibito a ricovero agricolo, del fratello Franco, i detective guidati all'epoca dall'ex dirigente della Mobile di Forlì-Cesena Claudio Cagnini, avevano ispezionato il terreno, mentre anche le abitazioni avevano ricevuto la “visita” della Scientifica della Polizia. Fu scandagliata anche una vecchia cava di argilla a Bagnarola. E ora la Procura di Forlì ha chiesto l'ergasolo per il marito dopo aver chiesto il rinvio a giudizio.

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