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Scioperi duri in Artoni e Astercoop: una quarantina di lavoratori in tribunale

Noi diciamo NO e ci organizziamo per fare sentire dentro e fuori le aule del Tribunale di Forlì la nostra voce, la nostra forza, la nostra rabbia

Giovedì mattina davanti al tribunale di Forlì si tiene un presidio pubblico del sindacato Adl Cobas a sostegno delle lotte sindacali nella logistica, imperniate nel nostro territorio nelle aziende di trasporto Artoni e Aster coop, dove si sono verificati dei “licenziamenti punitivi” a detta del sindacato. Il presidio davanti al tribunale è motivato col fatto che, spiegano da Adl Cobas, “ora vogliono pure che gli stessi facchini, i delegati sindacali e i solidali che hanno sostenuto questi scioperi e questo ciclo di lotte siano condannati per reati fra cui violenza privata, manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale.  Noi diciamo NO e ci organizziamo per fare sentire dentro e fuori le aule del Tribunale di Forlì la nostra voce, la nostra forza, la nostra rabbia. Le lotte degne nella logistica, il diritto di sciopero in un settore in cui i diritti sono al massimo ribasso in funzione di un mercato sempre più fast, non si processano”.

“Dopo le richieste di archiviazione dei PM del Tribunale di Forlì e dopo l’atto di opposizione di Artoni Trasporti e Centrale Adriatica, i due querelanti, giovedì si svolgeranno quasi in contemporanea le due udienze contro una quarantina fra facchini, delegati sindacali e solidali per il reato di violenza privata”, spiegano dal sindacato. I fatti contestati si riferiscono per quanto riguarda Artoni alla giornata di sciopero del 6 novembre 2015, mentre per Centrale Adriatica alla giornata di sciopero generale della logistica del 30 ottobre scorso. Dopo l’udienza del 5 maggio dove lo stesso GIP incaricato, Luisa del Bianco, ha disposto l’archiviazione del procedimento e quindi dichiarata decaduta qualsiasi accusa ai danni dei lavoratori e dei delegati, le lotte nella logistica a Pievesestina vengono nuovamente poste sul banco degli imputati.

“Quella di giovedì prossimo è una giornata importante, da una lato perché si inserisce in questa fase politica di avvicinamento all’autunno di mobilitazioni contro le riforme del Governo Renzi, l’Europa dei confini e dell’austerity, ma anche perché ancora una volta dopo i licenziamenti punitivi in Artoni dei 28 facchini e in Aster Coop/Centrale Adriatica, la rappresaglia contro questi lavoratori e i solidali sembra non essere ancora finita. Dalla produzione al consumo, tutta la filiera della logistica è caratterizzata da dispositivi di dominio sui corpi, che siano i facchini e le facchine, lavoratori di un segmento della filiera produttiva, o i consumatori e le consumatrici, siamo costantemente sottoposti a tante autorità che decidono, impongono i ritmi e movimenti ai nostri corpi, robotizzano e spersonalizzano il nostro lavoro, cancellando i diritti, in primis quello alla salute, grazie a ritmi estenuanti di lavoro che rispondono alle necessità del mercato e producono malessere e malattia. La logica del consumo e il progressivo impoverimento/disciplinamento dei lavoratori del settore sono strettamente connessi. In questo contesto avviene tanto l’assassinio di Abd Elsalam quanto le lotte degne a Pievesestina dello scorso anno”.

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