L'acqua calda delle terme? Dalla fognatura all'uso energetico

Come gestire gli scarichi delle terme di Bagno di Romagna. Le terme da sole fanno la metà degli scarichi in fognatura, ma quell'acqua calda e di alta qualità forse si potrebbe utilizzare in altro modo, per esempio per generare energia.

Come gestire gli scarichi delle terme di Bagno di Romagna. Le terme da sole fanno la metà degli scarichi in fognatura, ma quell'acqua calda e di alta qualità forse si potrebbe utilizzare in altro modo, per esempio per generare energia. E' il concetto emerso da una bozza di accordo di programma, presentato in Provincia e promosso tra Comune di Bagno di Romagna, Provincia di Forlì-Cesena, Regione Emilia-Romagna, Aziende termali del comune di Bagno di Romagna, HERA, ARPA e ATERSIR.

Il protocollo è finalizzato al recupero del calore residuo delle acque reflue termali del comparto termale di Bagno di Romagna. Attualmente la significativa portata idraulica degli scarichi termali nel sistema fognario/depurativo di Bagno di Romagna genera diversi tipi di problematiche, per le caratteristiche chimiche delle acque che risultano incompatibili con il depuratore di Orfio e la gestione della fognatura. Per tale motivo, l’accordo di programma sfrutta l’opportunità che l’alta temperatura che caratterizza questi scarichi possa essere sfruttata per la produzione di energia termica. L’accordo di programma, quindi, individua una soluzione alternativa allo scarico in pubblica fognatura delle acque reflue provenienti dal comparto termale, che preveda il recapito in corpo idrico superficiale con successiva valorizzazione energetica.

Per la Provincia l’accordo di programma, di durata di due anni, non comporta oneri. All’Ente si richiede di valutare la possibilità di prorogare l'autorizzazione allo scarico in deroga al fine di prevedere la risoluzione attuata nei tempi e nelle modalità concordate all'interno dell’accordo di programma e valutare gli scenari di distacco degli scarichi delle acque reflue termali dalla pubblica fognatura. Ha dato la comunicazione al Consiglio l’assessore all’Ambiente Luciana Garbuglia.

Tuttavia non mancano i dubbi. Ha chiesto il capogruppo del PdL Stefano Gagliardi: “Come mai nel 2007, quando è stato realizzato il depuratore, si sono autorizzati questi scarichi visto che si sapeva che non sarebbero stati a norma con il depuratore? Più che un accordo, mi sembra una possibilità di scarico con deroghe di queste acque reflue”.

Quindi Pier Giorgio Poeta, capogruppo di Rifondazione Comunista: “Continua a sfuggirmi il perché la Provincia entri nell’accordo di programma. Dopo 5 anni siamo ancora al punto di partenza. Nel frattempo le terme si sono allacciate al depuratore, questo allaccio ne impedisce il collaudo, dal momento che le acque termali raddoppiano la portata, così che in caso di forte pioggia il depuratore scolma. Oggi le terme intervengono perché si sono accorte che la bolletta di depurazione costa. Mi chiedo invece se le acque sulfuree finiscono nel fiume, ne risente l’ambiente?”.

Questo l’intervento di Maria Grazia Bartolomei, capogruppo dell’Udc: “Siamo di fronte ad un depuratore che è costato 4 milioni di euro, con il coinvolgimento della Provincia per la materia ambientale. Hera ha espresso un parere vincolante negativo di scarico delle acque termali nelle rete fognaria e quindi nel depuratore. E’ l’unico diniego mai espresso da Hera, diniego dato nel 2013. Formalmente viene chiesta una tempistica certa per la risoluzione del problema. Servono delle opere pubbliche per ovviarlo, delle nuove condotte, ma nell’accordo di programma non ne sono previste. Si prevedono solo azioni di studio e di valutazioni tecnico-economiche. Non vi sono soluzioni prospettate”.

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Ha risposto l’assessore Garbuglia: “Dire che il Savio sarà inquinato è una grande stupidaggine. E’ acqua che si può bere. Non può andare direttamente nel fiume perché è calda, e non può andare al depuratore perché è troppa e troppo pulita per il processo di depurazione. Fare un depuratore considerando anche l’apporto delle terme sarebbe costato molto di più, mentre l’utilizzo di queste acque deve essere diverso e va valorizzato”.

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