Sarsina piange don Renzo Marini, storico parroco per un trentennio

"L’Amministrazione Comunale con immenso dolore e con profonda commozione si unisce in preghiera assieme alla comunità parrocchiale"

E' morto sabato pomeriggio, all'ospedale "Bufalini" dove era ricoverato in seguito a una brutta caduta, don Renzo Marini, per tantissimi anni parroco di Sarsina, dal 1984, fino al 2014. "L’amministrazione comunale con immenso dolore e con profonda commozione si unisce in preghiera assieme alla comunità parrocchiale per la scomparsa di Don Lorenzo Marini, ex parroco della Parrocchia di Sarsina. Porgiamo ai familiari le nostre più sentite condoglianze. A te Don Renzo giunga il nostro infinito grazie per tutti questi anni al servizio della nostra comunità e del nostro paese. “Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te (Sant’Agostino)".

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Ricostruisce la vita di Don Renzo Don Daniele Bosi: "E' nato al Castello di Casalecchio, di proprietà dei Marini, situato nel territorio della parrocchia di San Martino in Appozzo, il 24 gennaio 1939, figlio di Giuseppe e Rossi Rosina. Entrato in Seminario a Sarsina nel 1950, continua gli studi nel Seminario Regionale di Bologna e nel frattempo la famiglia si trasferisce a Valbiano. Ordinato sacerdote in Cattedrale il 28 giugno 1964, è l’unica ordinazione in quell’anno a Sarsina; celebra la prima messa il giorno successivo nella parrocchia di Valbiano. Dal Vescovo Bandini viene mandato a Ranchio come cappellano del parroco don Egisto Battistini, sacerdote energico, il quale l’anno successivo chiede a don Renzo di organizzare il suo 25° di sacerdozio, organizzazione che il Battistini apprezzerà e di lì in poi darà spazio al giovane sacerdote collaboratore. Nel frattempo, risiedendo a Ranchio come cappellano, don Renzo segue le piccole parrocchie di Petrella e Rullato, dopo il trasferimento di don Giancarlo Bertozzi da Rullato a San Romano. Specialmente a Rullato si adopera per il rinnovamento liturgico del Concilio, soprattutto nel canto. Ricordava don Renzo l’emozione di sentire i canti in italiano nella messa a Rullato: come era bello il nuovo canto “Al tuo santo altar”! Ricordava spesso che “a Rullato in caso di agonia chiamavano prima il prete del dottore”. Nel 1966 si aggiunge anche la parrocchia di Seguno. A Ranchio si impegnò con i giovani del tempo, dai quali è ancora ricordato. Col 1 ottobre 1967 il trasferimento come Arciprete di Balze: le idee ed energie del giovane parroco erano concentrate soprattutto per i giovani, ancora è ricordato a Balze come” il prete dei giovani”. Lassù c’era una forte unione tra i sacerdoti della zona, anche di diverse Diocesi, che si frequentavano e passavano molto tempo insieme. Come fu difficile in tutta la penisola, il ’68 fu sentito anche a Sarsina: nel mese di settembre il Vescovo Bandini lasciò quasi improvvisamente la Diocesi; a Sarsina da diversi mesi mancava il parroco per il trasferimento di don Baraghini a direttore dell’Opera di Carità Linea Gotica; la parrocchia non venne affidata come si pensava al sacerdote che da 14 anni fungeva da cappellano, ma vennero incaricati altri due sacerdoti nuovi: don Vicinio Caminati e don Renzo. Don Renzo da parroco tornava vice – parroco: obbedì al nuovo Vescovo Gianfranceschi e dopo nemmeno un anno che era Balze scese a Sarsina. Il nuovo parroco don Vicinio, sacerdote più anziano, capì intelligentemente le qualità del giovane cappellano e gli lasciò gestire autonomamente i bambini e la parte giovanile della parrocchia: un merito questo da attribuire a don Caminati, che gli diede fiducia senza mettersi in competizione o ostacolarne l’opera come sovente capitato. Per 16 anni don Renzo continuò ad essere cappellano, facendo scuola nelle Medie inferiori e facendo parte del Capitolo dei Canonici della Cattedrale. Dopo la morte di don Caminati, nel 1984 il vescovo Amaducci lo nominò parroco di Sarsina. Tante persone, specialmente i primi giovani che don Renzo incontrò negli anni ’70, devono a lui tanto. Anticipatore dei tempi, organizzò i primi campeggi misti, cosa che inizialmente suscitò scalpore, sia in paese sia tra i Canonici. Poi divenne cosa normale. Si prese cura come un padre per diverse generazioni, aiutando tutti a diventare adulti. Per tanti è stato una guida. Quasi tutti i ragazzi di Sarsina hanno vissuto l’esperienza dei “campeggi”, dei ritiri invernali nella villa del Seminario a Balze, delle due giorni portate avanti da don Renzo. Innumerevoli i pellegrinaggi che ha accompagnato in diverse Nazioni, creando coi parrocchiani momenti di preghiera, di fraternità, di comunione. Quarantasei anni spesi a Sarsina, prima come Cappellano poi come Parroco. Ha cercato di far vivere l’Eucarestia in modo partecipato, insistendo sulla puntualità, facendo scoprire l’importanza della Parola di Dio riscoperta con il Vaticano II e il ruolo attivo dei laici nella Chiesa. Organizzò innumerevoli incontri sui documenti del Concilio di cui era convinto sostenitore. Ebbe sempre una particolare attenzione per le missioni organizzando raccolta dei panni, mercatini, raccolta della carta. Ha caldeggiato ritiri spirituali per molti anni a Camaldoli e Sant’Alberico, per molti anni la comunità ha seguito un Corso Biblico presso la “Pro Civitate Christiana” di Assisi. Appena arrivata notizia del terremoto in Friuli nel 1976, don Renzo con i suoi giovani è partito per aiutare restandovi due settimane; così rimase con i giovani 10 giorni fra i terremotati dell’Irpinia nel 1980. Esperienze impensabili con i giovani d’oggi. Ha sempre avuto di vista l’avvio di giovani al sacerdozio: quattro giovani ha accompagnato nel percorso: don Pier Luigi Tonelli e il fratello don Rudy; Roberto Ranieri che pur avendo richiesto di essere esentato dal servizio presbiterale, si occupa della Cattedrale con generosità e amabilità; e il sottoscritto. Non si può trascurare la cura che ha avuto don Renzo per la Casa di Riposo di Sarsina, andandovi a celebrare messa tre volte alla settimana e al sabato pomeriggio, dal 1998 dopo il pensionamento di don Egisto Battistini. Impegno massimo anche per la scuola Materna parrocchiale e collaborazione con le due comunità di suore “Figlie di San Francesco di Sales” che fino al 2004 erano presenti nel Ricovero e nell’Asilo. Ha anticipato di 10 anni l’inaugurazione delle “liturgie della parola con comunione eucaristica”, delle quali si parla in questi tempi, mandando domenicalmente laici a svolgere celebrazioni nelle chiese di San Martino e Tavolicci non potendovi andare il sacerdote. Per anni ha formato laici che a loro volta sviluppavano i cosiddetti “Incontri nelle vie” portando la Bibbia nelle case. Da ricordare anche i lavori eseguiti da don Renzo con l’aiuto della comunità: nel 1984 la sistemazione dell’antico oratorio di Calbano; nel 1986 rifacimento della “pista”, la piattaforma ubicata dietro al Vescovado, con somme ricavate dalla raccolta della carta, organizzata da don Renzo quando ancora non si faceva la raccolta differenziata; ricostruzione nel 1989 della cadente chiesa cittadina del Suffragio; nel 1993 rifacimento del tetto della canonica vecchia e della canonica nuova e opere parrocchiali; nel 1994 rifacimento totale del teatro “Silvio Pellico”; sistemazione totale della cadente chiesa di Tezzo nel 1998; ricostruzione dell’Oratorio di Pagno nel 2013 con grande contributo personale; rifacimento del tetto della chiesa di Tavolicci e messa in sicurezza della Madonnina del 1100; nel 2014 la realizzazione delle stazioni in legno per la Via Crucis dalla piazza a Calbano. Diversi i servizi che a don Renzo, successivamente, vennero affidati: si aggiunse nel 1993 la parrocchia di Tezzo; Sorbano nel 1998; Pagno nel 2009; San Martino e Monteriolo nel 2010; Tavolicci nel 2012. Nel 2014, al compimento del 75° anno di età, don Renzo lasciò la guida delle comunità pur continuando a risiedere nel ex Vescovado dove qui, diversi giorni fa, ebbe una grave caduta che lo portò all’incontro con Sorella Morte. Grazie don Renzo, anzi Monsignor Renzo, per questo grande esempio e l’assoluto distacco da ogni cupidigia".

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