Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Sanitari 'no vax', l'Ausl Romagna: "67 dipendenti sospesi". Doppia dose per il 70% dei cesenati

"Tra dirigenza e comparto sono 67 i dipendenti Ausl attualmente sospesi. Continueremo la campagna di convincimento"

In Romagna è in continuo aumento il numero dei soggetti vaccinati nei centri vaccinali aziendali (al 6 settembre 758.903 persone con prima dose e 635.175 con seconda dose a cui vanno aggiunte 66.843 dosi somministrate dai medici di base). L’efficacia della vaccinazione si conferma molto elevata anche in Emilia Romagna: i non vaccinati hanno in media un rischio 5 volte maggiore di infettarsi rispetto ai non vaccinati e circa 10 volte maggiore di essere ricoverati in ospedale.

Rallentano i contagi in Romagna

Attualmente a guidare la classifica dei territori più coperti da vaccinazione sono Forlì e Ravenna con il 78% della popolazione vaccinabile che ha ricevuto almeno una dose, seguiti subito da Cesena che si posiziona al 77%. Più distanziata Rimini, che ha un tasso di vaccinazione del 70%. La differenza tra Rimini e il resto della Romagna si evidenzia in particolare in tutte le fasce di età fino ai 59 anni. Hanno completato il ciclo vaccinale completo il 71% a Forlì e Ravenna, il 70% a Cesena e il 63% a Rimini. Con l'inizio delle scuole la fascia d'età più attenzionata è quella che va dai 12 ai 19 anni, nel Cesenate hanno ricevuto almeno una dose o dose unica il 61% degli under 19. Sono invece immunizzati con doppia dose il 43% dei ragazzi dai 12 ai 19 anni di età.

La direzione sanitaria dell'Ausl Romagna fa il punto della situazione per quanto riguarda il personale sanitario non vaccinato. "Per quanto riguarda il personale sanitario che si rifiuta di sottoporsi alla somministrazione stiamo procedendo all’applicazione della normativa sull’obbligo di vaccinazione contro il covid-19, riuscendo a mantenere inalterata la  funzionalità del sistema. Tra dirigenza e comparto sono 67 i dipendenti Ausl attualmente sospesi. Continueremo la campagna di convincimento. Vaccinarsi è un dovere etico e morale, a maggior ragione per chi ha scelto una professione sanitaria”.

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