Rinviati a giudizio i tre poliziotti accusati di aver malmenato Narducci, protesta del Sap

Duro attacco alla magistratura da parte del sindacato autonomo di polizia Sap dopo il rinvio a giudizio

Duro attacco alla magistratura da parte del sindacato autonomo di polizia Sap, dopo che, martedì mattina in tribunale a Forlì, sono stati rinviati a giudizio i tre poliziotti accusati di maltrattamenti da Filippo Narducci, durante un intervento di una pattuglia avvenuto 7 anni fa.  L'episodio risale al 2010, quando i tre agenti di pattuglia fermarono a Cesena, in via Zuccherificio, un'auto a bordo della quale c'erano tre persone. Una di queste era Filippo Narducci, impiegato all'epoca 29enne, che dopo un diverbio fu steso a terra, ammanettato e portato in commissariato dove fu trattenuto alcune ore. Per lesioni sono stati condannati a 4 mesi, sentenza in attesa di appello. Ora il 25 maggio dovranno rispondere anche per falso, calunnia, falsa testimonianza e sequestro di person.a “Il caso Narducci a Forlì è lo stereotipo della malagiustizia italiana, una vergogna dalla quale ci dobbiamo affrancare se abbiamo l’ambizione di risollevare questo Paese”: lo ha dichiarato il segretario del Sap Gianni Tonelli.
 
“Questo sarà il modo migliore per arrivare alla verità, grazie al dibattimento pubblico, ma sono affranto per i miei colleghi e disgustato dalla giustizia italiana. E’ assurdo - incalza Tonelli - che tre poliziotti, per aver fermato una persona, alla quale in passato era stata ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza, si siano trovati, dopo un anno e 4 mesi, accusati di lesioni per una diagnosi di 5 giorni rilasciata dal pronto soccorso. Ci sono due perizie e un filmato che escludono che Narducci sia mai stato sfiorato al volto dalla mano di un poliziotto, mentre lui ha affermato di essere stato colpito da un “pungo di inaudita violenza”, oltre a due testimoni oculari e alla parola di tre colleghi. Contro gli agenti non vi è alcun elemento, e anche la certificazione medica del pronto soccorso esclude qualsiasi lacerazione. Addirittura – aggiunge - c’è un testimone che, il giorno dopo i fatti, dichiarò di non aver notato nulla sul suo volto, eppure, oggi, gli uomini in divisa sono stati rinviati a giudizio per reati infamanti, che vanno dal sequestro di persona al falso”.

“Per questo invitiamo tutti i colleghi a fare domanda per essere collocati in servizi interni, fino a quando l’amministrazione non avrà fornito telecamere a tutti, sotto il regolamento del garante della privacy. Questa giustizia – sottolinea - non consente più ai difensori alcun tipo di sostegno e di tutela.  Vogliamo essere mesi sotto i raggi X con le telecamere su ogni divisa, su ogni auto e in ogni cella di sicurezza, perché non ci fidiamo più del sistema che difendiamo e di questa giustizia”.

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