Ridracoli sotto la fatidica soglia: è preallarme siccità

Come previsto venerdì, la Romagna entra ufficialmente in preallarme per la mancanza d'acqua. Anche oggi, lunedì, non ci sono state precipitazioni, col risultato che la diga di Ridracoli è scesa sotto la fatidica soglia dei 6 milioni di metri cubi d'acqua

Come previsto venerdì, la Romagna entra ufficialmente in preallarme per la mancanza d'acqua. Anche oggi, lunedì, non ci sono state precipitazioni, col risultato che la diga di Ridracoli è scesa sotto la fatidica soglia dei 6 milioni di metri cubi d'acqua. Alle 7 di lunedì i misuratori si sono fermati a 5.930.792 metricubi d'acqua presente, nella giornata di domenica l'invaso si è abbassato di  altri 16 centimetri, arrivando a quota 515,7 s.l.m. In sostanza, chi si sporge oggi dal balcone della diga avrà sotto di sé un baratro di quasi 42 metri, mentre l'acqua è alta solo 12 metri, lasciando aride le propaggini del lago.

Con il passaggio sotto i 6 milioni di metricubi è scattato quanto deciso dal tavolo regionale di coordinamento per la crisi idrica riunitosi il 18 novembre, che  ha unanimemente approvato ulteriori proposte tecniche dell’Agenzia regionale di Protezione Civile. Gli interventi indicati sono stati immediatamente attivati, tenendo conto che sono stati condivisi sulla base delle valutazioni di Hera e Romagna Acque e validati dagli Enti territoriali interessati, presenti all’incontro del Tavolo di Coordinamento.

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Queste azioni,  valutate necessarie  anche sulla base delle previsioni meteo Arpa che delineano un quadro di assenze significative di precipitazioni per i prossimi 30 giorni nelle Province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini  prevedono in sintesi: l’attivazione delle ulteriori interconnessioni delle reti idropotabili; la possibilità di ridurre gradualmente i consumi delle attività idroesigenti; la messa in rete nelle province romagnole di tutti i potabilizzatori in dotazione alla protezione civile regionale;         l’invito ai cittadini a mettere in atto comportamenti virtuosi atti a risparmiare per quanto possibile i consumi idropotabili; l’implementazione delle ordinanze sindacali dei Comuni romagnoli con azioni di contenimento degli utilizzi di acqua non indispensabili quali il lavaggio periodico delle strade; il costante monitoraggio della qualità delle acque superficiali in stretto raccordo tra Protezione Civile regionale, Direzioni regionali Sanità e Ambiente e ARPA.

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