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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Cronaca

Anche la parrocchia avvia la raccolta fondi: "La gente non dimentichi Yahya. Si può essere uniti anche se di religioni diverse"

Don Daniele Bosi, parroco di Villachiaviche torna sulla vicenda che ha commosso tutta la città, la morte in un tragico indicente stradale di un bambino di 7 anni di origine tunisina, Yahya

"Inutile descrivere lo stato d’animo di questi giorni. Queste mie giornate, per tanti motivi, sono un po’ piene: solo per un attimo le occupazioni mi fanno passare dalla mente, quasi volendola tutelare, l’immensa tragedia: ecco che poi, il ricordo, riaffiora prepotentemente nella mente e nel cuore. Tante sono state le parole udite in questi giorni dalle persone, nei bar, lungo le strade, tante le telefonate e i messaggi per chiedermi notizie". Don Daniele Bosi, parroco di Villachiaviche, torna sulla vicenda che ha commosso tutta la città, la morte in un tragico indicente stradale in bicicletta di un bambino di 7 anni di origine tunisina, Yahya.

"Come parrocchia abbiamo avviato una raccolta fondi: un gesto che anche altri enti (scuola, società sportiva) stanno facendo per aiutare la famiglia. Il giorno della sepoltura faremo un momento di preghiera e di saluto davanti alla chiesa di Villachiaviche, per dare ai compagnetti e agli amici tutti la possibilità di essere presenti", informa il parroco.

Poi la riflessione: "Ora ho bisogno di un po’ di silenzio per riflettere. Per meditare sul valore della vita, di ogni singola vita. Nella mia piccola esperienza di parroco, non avevo mai toccato da vicino la morte di un bimbo; quasi come non fosse vero: in questi giorni mi pareva di vederlo ugualmente giocare nel piccolo cortile della sua casa. Quanti pensieri e domande attraversano anche la mente di un sacerdote ma senza mettere in dubbio la fede, anzi, cose come queste ci devono far pensare che dobbiamo vivere ancor meglio la nostra vita, spenderci ancor di più e fare del bene. In un attimo può cambiare tutto, spero che la gente non si scordi subito di questa vicenda, come a volte capita: ci si pensa uno o due giorni, poi si torna alla vita di prima senza aver imparato la lezione. Per vita di prima intendo la frenesia dell’apparenza, totalmente presi dai finti bisogni che questo neo-consumismo ci vuol far credere di avere. Come si starebbe tutti meglio".

Poi don Daniele torna ai momenti del centro estivo parrocchiale dove Yayha era presente. "Ricordo bene il piccolo al centro estivo perché vissuto da me in prima persona in quanto, per il senso di responsabilità, in tutte le sei settimane non ho mai abbandonato un secondo il gruppone. E me lo ricordo lì, in chiesa insieme agli altri bimbi, che faceva le cose proposte come gli altri (grande segno di apertura da parte della famiglia musulmana). Come dimenticare quel giorno, all’uscita del centro estivo, la sofferenza nei suoi occhi quando il piccolo si accorse di non essere stato iscritto al torneo che sarebbe iniziato la sera stessa: dissi che non era un problema, che avremmo trovato una soluzione, e così fu. Mi sto accorgendo in questi giorni di quanto si possa essere legati, anche se di religioni diverse. Di quanto si debbano sottolineare i punti di unione, di forza. Di quanto è importante essere riferimento per chi non ha nessuno e cercare di fare il più possibile, come ci ordina Gesù nel Vangelo".

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