Trivelle e georadar: si scava a Bagnarola per cercare Manuela Teverini

Lunedì sono state eseguite alcune perforazioni con l'ausilio di un escavatore ed una trivella per carotaggi

Si continua a cercare. Gli inquirenti della Squadra Mobile di Forlì-Cesena, su disposizione del sostituto procuratore Filippo Santangelo, hanno effettuato un nuovo sopralluogo all'ex Fornace Sacchetti di Bagnarola, nella zona di via Torri, allo scopo di individuare eventuali tracce del cadavere di Manuela Teverini, di cui non si hanno più notizie dall'aprile del 2000, all'epoca dei fatti 35enne. Le nuove ricerche si focalizzeranno in una vecchia cava di argilla. Nell'area è presente anche una zona che veniva usata come discarica.

Secondo quanto appurato dagli investigatori, il marito della donna, Costante Alessandri, poteva accedere nella cava per scaricare scarti di giardinaggio. La cava negli anni passati è stata ricoperta. Lunedì sono state eseguite alcune perforazioni con l'ausilio di un escavatore ed una trivella per carotaggi. Saranno utilizzati per le ricerche anche i cani molecolari e georadar. col personale della Scientifica di Roma. Le operazioni richiederanno alcuni giorni. La notizia è riportata dalla stampa locale.

La scomparsa

Nell'inchiesta bis Costante Alessandri è indagato per l'omicidio della moglie e occultamento di cadavere. L'uomo era già stato prosciolto dalle stesse accuse. Manuela Teverini svanì nel nulla, lasciando in casa la figlioletta di quattro anni, ora maggiorenne. Teverini si stava separando dal marito, che agli inquirenti riferì che la sera del 5 aprile si addormentò accanto alla figlia. Quando la mattina si svegliò, non trovo Manuela in camera. Il letto era intatto e in casa non mancava nulla. Nel garage però non c'era l'auto. “Ho pensato fosse scappata, come spesso aveva minacciato di fare, visto cha la sera prima avevamo avuto una discussione”, dichiarò Alessandri. Poche ore dopo, però, uno dei fratelli di Manuela Teverini trovo la sua Fiat parcheggiata vicino alla stazione di Cesena. E di Manuela, da quella sera del 5 aprile, nessuna notizia.

L'arresto nel 2002

A dicembre 2002 il marito fu arrestato per omicidio e occultamento di cadavere. Fu condotto in carcere a Forlì dove rimase per circa un mese. In un’intercettazione parlò dell’omicidio della moglie con la prostituta che frequentava: ma davanti agli investigatori disse che lo aveva fatto per provocarli, visto che sapeva di essere intercettato. Ad aggravare la posizione del marito la presenza di un’assicurazione sulla vita stipulata da Manuela poco prima. Venne però scarcerato in quanto gli esiti sulla ricerca del cadavere nei pressi dell’abitazione di Capannaguzzo diedero esito negativo. La figlia, ora ventenne, ai microfoni di “Chi l’ha visto” ha chiesto la riapertura del caso: “Voglio tutta la verità”, ha detto la giovane.

L'inchiesta bis

La Procura ha riaperto il caso, con un primo sopralluogo effettuato nell'area dell'abitazione di Franco Alessandri, fratello di Costante.  Gli investigatori hanno perlustrato tra il 10 e l'11 novembre anche un appezzamento di terreno nei pressi dell'abitazione del marito della scomparsa coi cani molecolari specializzati nella ricerca di resti umani, e col georadar in dotazione alla Polizia Scientifica di Roma. Con un escavatore è stato realizzato un buco di circa una trentina di metri nel suo punto più largo, profondo 2-3 metri. Ore e ore di lavoro sotto una pioggia scrosciante per verificare quanto i cani specializzati avevano “fiutato”. Lo scavo è stato esteso nei pressi di una vasta sterpaglia. Inoltre erano state battute nuovamente alcune pertinenze della casa di Costante Alessandri. In un capannone adibito a ricovero agricolo, del fratello Franco, i detective guidati dall'ex dirigente della Mobile di Forlì-Cesena Claudio Cagnini avevano ispezionato il terreno, mentre anche le abitazioni avevano ricevuto la “visita” della Scientifica della Polizia.

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