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Ricerca della Cgil: giovani tiepidi, ma promuovono il sindacato "poco social"

Il presidente di Ires Emilia-Romagna, Giuliano Guietti, tornando all'indagine, fa notare che "se emerge l'assenza di distanza tra giovani e sindacati, si tratta di una vicinanza tiepida"

La Cgil non e' cosi' distante dai giovani della provincia di Forli'-Cesena come si possa pensare, anche se per il 12% non e' utile, e c'e' una valutazione positiva per i servizi che offre, almeno per il 40%. Tuttavia si tratta di un rapporto dai "molteplici volti", che spazia tra chi giudica l'operato in maniera negativa e chi non si esprime. E che si scontra con la scarsa capacita' di essere "social".

A indagare in merito e' la ricerca "I giovani, il lavoro e il rapporto con il sindacato", presentata mercoledì mattina a Cesena ed effettuata tra 794 ragazzi tra i 18 e i 34 anni, per oltre il 60% di sesso femminile, quasi tutti italiani e con un titolo di studio alto nel 46% dei casi e medio nel 44%. Nel campione, quattro su 10 studiano, il 26% lavora ma meno della meta' ha un contratto standard, il 12,5% e' studente lavoratore, mentre il 18,5% disoccupato o in cerca di lavoro.

La ricerca indaga poi la distanza dal sindacato: il 97% ne ha sentito parlare, luoghi di lavoro a parte, in oltre il 40% da siti internet, ma solo con percentuali intorno al 20% da social network, scuole superiori e Universita'; il 45% ha avuto un contatto; il 30% e' iscritto o lo era, e di questi il 45% tra chi lavora e il 20% tra chi non lavora; il 2,5% ha una carica sindacale. L'indagine segnala anche che l'11% e' o era iscritto a un partito, percentuale che sale al 17,6% tra chi ha un livello di studio piu' alto. I principali motivi per cui si entra in contatto con il sindacato sono i servizi fiscali, 30%; l'assistenza previdenziale, 20%; la tutela dei diritti dei lavoratori, 18,6%; l'assistenza contrattuale, 11%. E la valutazione e' "nettamente positiva", dato che almeno il 40% esprime un giudizio favorevole. Per quanto riguarda pero' la percezione degli strumenti di tutela, al primo posto si trovano impegno sul lavoro e rapporto con il proprietario, decisamente piu' indietro la rappresentanza sindacale, preceduta dal coinvolgimento dei colleghi e dall'evitare conflitti.

Altra domanda posta al campione era quella sui motivi per iscriversi e per non iscriversi. Nel primo caso per oltre il 31% perche' offre servizi assistenziali utili; per il 17,7% perche' sa tutelare; per il 16,5% perche' lotta per migliorare le condizioni. Nel secondo caso, per il 37% perche' nessuno lo ha detto; per il 18,7% perche' fa poco per giovani e precari; per il 12,6% perche' non e' utile. Oltre la meta' del campione, inoltre, tende a non identificarsi con la Cgil perche' non ci sono giovani nelle posizioni di responsabilita'; meno della meta' perche' attua politiche per conservare il potere; quasi il 40% per l'eccessiva burocrazia, oltre il 30% per scarso contatto e il 16% per la troppa attenzione ai pensionati.

L'assessore regionale alla Cultura, ma anche alla Legalita' e ai giovani, Massimo Mezzetti, a Cesena per partecipare alla presentazione della ricerca sul rapporto tra gli under 34 della provincia di Forli'-Cesena e la Cgil, sottolinea che "la drammatica crisi delle rappresentanze e' una deriva normale se le si picconano per anni". Per questo l'intesa raggiunta, anche con fatica, con le parti sociali ed economiche, si propone come "un modello alternativo anche nelle relazioni sociali e come tentativo di riavviare un ragionamento sul valore del lavoro". Secondo Mezzetti le ultime generazioni stanno via via abbandonando i valori del pragmatismo, dell'utilitarismo e del successo: "C'e' meno yuppismo e l'idealismo torna al centro".

Il presidente di Ires Emilia-Romagna, Giuliano Guietti, tornando all'indagine, fa notare che "se emerge l'assenza di distanza tra giovani e sindacati, si tratta di una vicinanza tiepida". Ai punti di contatto forniti dai servizi offerti si contrappongono ostacoli quali la comunicazione, la carenza di sedi deputate al contatto, la diffusione di stereotipi quali l'ancoraggio al passato. per cui occorre "accorciare le distanze" fornendo una "presa in carico a 360 gradi". Questa e' la "grande sfida" per la Cgil, allora, "rendere i giovani protagonisti".

Di certo il primo sindacato italiano non parte sconfitto. Come ricorda Susanna Sorrentino della segreteria nazionale, in Italia il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori e' al 30%, doppio rispetto all'Europa. E la sigla di Susanna Camusso ha "la parte piu' consistente". Inoltre il 30% degli iscritti e' sotto i 35 anni. Tuttavia, se sulla tutela contrattuale c'e' grande attrattivita' anche nei giovani, spesso c'e' una difficolta' a comunicare quello che si fa e come lo si fa. Alla Cgil sono riconducibili 10.000 pagine Facebook e un milione di account Twitter. Ma appunto, ribadisce Sorrentino, "la questione e' cosa e come lo comunichiamo". Ai giovani, conclude, occorre parlare al "presente" e farsi carico delle singole tutele all'interno di un percorso collettivo. E su questa strada c'e' ancora "molto da fare".


"La crisi ci lascia in eredita' non solo un cambiamento economico ma anche di approccio dei cittadini". Lo sottolinea il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, intervenendo alla presentazione dell'indagine della Cgil. Un lavoro che "apre scenari, una pietra di conoscenza e di riflessione". Il modello della partecipazione e' in crisi, conclude Lucchi, e come lui la pensa il collega di Forli', e presidente della Provincia, Davide Drei: "I luoghi del lavoro vengono delocalizzati", per cui "occorre ritrovare partecipazione". Per farlo, da' qualche suggerimento, occorre insistere sui "nuovi linguaggi", sui "social" e "cogliere fino in fondo cosa significhi fare comunita' sul web". Anche Drei e' dunque convinto che "i modelli tradizionali della rappresentanza, sindacati ma anche partiti, non sono piu' consoni per i giovani", abituati ormai a uno "zapping relazionale". Dunque, conclude il primo cittadino di Forli', e' necessario "toccare i loro desiderata e rilanciare sui temi culturali". (Agenzia Dire)

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