Regolamento anti-fascisti, l'Anpi sta col Comune: "Altre città si sono mosse così"

"In Italia altre città si sono mosse in questa direzione e, nella nostra provincia, comuni come Forlì e Santa Sofia e forse altri  stanno seguendo un percorso simile"

L'Anpi sta con il sindaco Paolo Lucchi sul regolamento volto ad impedire manifestazioni ritenute filo-fasciste, con un giudizio che spetterà alla Polizia Municipale. Il prevedibile appoggio arriva dal presidente dell'ANPI provinciale Gianfranco Miro Gori: “A nome di tutti i democratici e antifascisti italiani, di tutti coloro che credono nella nostra Costituzione, di tutti i combattenti della Resistenza plaudiamo alla coraggiosa scelta - in questi giorni in cui rigurgiti fascisti e razzisti stanno riemergendo dal passato - dell'amministrazione comunale di Cesena di presentare una delibera in cui si vieta l'utilizzo del suolo pubblico alle associazioni che non si riconoscono nella nostra Carta costituzionale, nata dalla Resistenza”.

“La dodicesima disposizione finale, che proibisce la ricostituzione del partito fascista, le norme spesso disattese, delle leggi che a essa si ispirano, la Scelba e la Mancino, sono le premesse di quanto, giustamente, ha fatto il comune di Cesena. A cui, già alla fine di settembre, era giunta una lettera di plauso da parte dell'Anpi di Cesena. Ci complimentiamo, dunque, col sindaco, la giunta, e i consiglieri promotori di questa iniziativa”, sostiene Gori.

Quindi la difesa: “A chi accusa il Sindaco di scarso senso democratico, rispondiamo con le parole di Karl Popper quando affronta il tema della tolleranza nella società, da nemico dei totalitarismi e sinceramente democratico: "Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti." Perché l'accettazione supina degli intolleranti porta, inevitabilmente, a una caduta della tolleranza e del rispetto dell'intera società, e va a a scapito della libertà di ognuno. Chi non rispetta le leggi del nostro Paese, chi offende istituzioni, non merita tribune pubbliche, ma solo il ludibrio e l' espulsione dalla società civile”. Tuttavia, al netto di Karl Popper, l'Anpi non entra nel merito della compressione delle libertà fondamentali come il diritto di riunione, la libertà di manifestazione del pensiero, il divieto di censura preventiva.

“Sappiamo – ha dichiarato Gianfranco Miro Gori presidente dell'Anpi provinciale - che in Italia altre città si sono mosse in questa direzione e, nella nostra provincia, comuni come Forlì e Santa Sofia e forse altri  stanno seguendo un percorso simile. Ci auguriamo che molti  comuni del nostro territorio e del nostro Paese facciano altrettanto. Sottovalutare certi fenomeni, infatti, comporta il rischio che, scordato cosa successe a Weimar nel 1933 e in Italia nel 1922, ci si ritrovi ad affrontare le medesime vicende, pur se sotto forme diverse. Perché chi non ricorda la storia, e non corregge i propri errori, è destinato a ripeterla”.

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