Al via il recupero della Costa Concordia: interventi preliminari di Trevi

Il Gruppo Trevi ha eseguito alcuni importanti interventi preliminari, che risultano indispensabili per il recupero del relitto della nave Costa Concordia, attualmente ancora incagliato a pochi metri dal litorale dell'isola del Giglio

Il Gruppo Trevi ha eseguito alcuni importanti interventi preliminari, che risultano indispensabili per il recupero del relitto della nave Costa Concordia, attualmente ancora incagliato a pochi metri dal litorale dell'isola del Giglio. La nave, semi-affondata e fortemente inclinata, si trova in quella posizione dallo scorso 13 gennaio, quando occorse l’incidente. Subito dopo l’incidente sono state asportate con successo le 2.380 tonnellate di carburante presenti a bordo al momento dell'impatto con lo scoglio, in modo da scongiurare la prima e più immediata conseguenza per l'ambiente marino circostante.

Dopo di ché, rimaneva il problema di come rimuovere la nave (che misura 290,2 metri di lunghezza, 35,5 di larghezza ed ha un dislocamento di oltre 45.000 tonnellate) senza compromettere il delicato equilibrio bio-marino della zona. Dopo aver valutato diverse proposte, la direzione generale di Costa Crociere ha affidato il recupero al consorzio italo-americano Titan-Micoperi, che ha presentato un progetto altamente innovativo in grado di trasferire il relitto nella sua interezza. Le dimensioni dello scafo, il suo posizionamento rispetto al litorale e i rischi connessi alla rimozione, fanno dell'operazione di recupero la più complessa mai tentata.

La nave sarà infatti ribaltata e messa in grado di galleggiare nuovamente grazie all'impiego di cassoni esterni che consentiranno il suo trasporto in un bacino, dove sarà successivamente demolita. Prima di arrivare a quella fase si rendono tuttavia necessarie una serie di operazioni preliminari, essenziali e determinanti per il successo di quelle successive. Fra queste ci sono il sondaggio del fondale marino (per definirne con precisione la composizione e la consistenza), così come la costruzione di ancoraggi per la messa in sicurezza del relitto prima dell’arrivo dell’autunno, periodo in cui si prevedono forti mareggiate in grado di compromettere la già precaria stabilità della nave.
 
Il Gruppo Trevi ha realizzato i sondaggi e gli ancoraggi - La stabilizzazione del relitto ha richiesto che, nello specchio d'acqua presente fra questo ed il litorale, fossero realizzati degli ancoraggi ai quali assicurare delle strutture metalliche del peso di oltre 30 tonnellate, cui sono state poi collegate grosse funi in acciaio in grado  trattenere la nave, così da evitare che scivoli ad una quota batimetrica maggiore. Questi interventi sono stati affidati al Gruppo Trevi, che ha operato attraverso due diverse divisioni; RCT ha infatti eseguito la prospezione geologica, mentre Trevi, l'impresa del Gruppo specializzata in ingegneria del sottosuolo, ha realizzato l'esecuzione del sistema di ancoraggi.

Anche da un punto di vista geotecnico si tratta, dunque, di un’operazione senza precedenti, che richiede una spiccata specializzazione ed una notevole esperienza; requisiti appunto garantiti ai responsabili del progetto da Trevi. L'impresa del Gruppo è infatti attiva da oltre 55 anni nel settore dell’ingegneria del sottosuolo in ogni angolo del mondo, e si è già distinta per aver portato a termine con successo interventi estremamente complessi e delicati.

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Dalla messa in sicurezza della Torre di Pisa e del Campanile di Piazza San Marco a Venezia, al consolidamento di varie dighe a gravità negli Stati Uniti, al ripristino dell’argine LPV-111 di New Orleans dopo l’uragano Katrina, al consolidamento delle nicchie dei Buddha di Bamiyan dopo l’attentato, alle fondazioni di Ground Zero a New York e al completamento di decine di lavori a mare realizzati in condizioni difficili in Europa ed in Africa, Trevi può infatti contare su conoscenze approfondite, attrezzature specifiche e soprattutto un capitale umano, che da anni la pongono come uno dei punti di riferimento del settore a livello mondiale.

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