Rapita e costretta a compiere riti vudù anti-malocchio: due condanne per il "film dell'orrore"

Per questa vicenda, che emerse alla luce con 4 arresti dei carabinieri nel marzo 2016, venerdì mattina è arrivata  una coppia di condanne in tribunale a Forlì

Dalila Morigi, la vittima dell' "odissea vudu"

Parlare di malocchio e vudù nella Cesena del XXI secolo può far sorridere, soprattutto perché a credere a questa follia erano persone giovani, che lavoravano nel mondo della notte e delle discoteche. Ma per la cesenate che si è trovata vittima di questo film dell’orrore, e per la sua famiglia, ha significato botte, intrusi in casa, torture, minacce di morte e sequestro di persona.

Per questa vicenda, che emerse alla luce con 4 arresti dei carabinieri nel marzo 2016, venerdì mattina è arrivata  una coppia di condanne in tribunale a Forlì: a 4 anni e 8 mesi per Roberto Luigi Tieni di Lizzano (Taranto) e 4 anni per il figlio Thomas Tieni (giudice De Paoli). Il “film dell'orrore” per il codice penale si tramuta in una serie di reati quali sequestro di persona, violazione del domicilio, lesioni, violenza privata. Secondo le accuse i due soggetti erano membri di un violento “gruppo anti-malocchio” che aggredì una cesenate di 32 anni, Dalila Morigi, e la sua famiglia. Il tutto ebbe origine da una ragazza, Katia Tieni, oggi 24enne che sosteneva di essere vittima di una maledizione ad opera di Morigi e che avrebbe mobilitato la “missione punitiva” per farselo togliere. 

L'INTERVISTA. La vittima: "Ancora oggi la mia vita è stravolta"

Lo scorso ottobre, con rito abbreviato erano stati condannati in primo grado a Forlì, per la medesima vicenda, la stessa Katia Tieni e il compagno Alessandro Buscaroli, gli altri due del gruppetto. In Appello a Bologna la pena è stata ridotta ad entrambi a due anni di reclusione, con i benefici previsti dalla legge. In quell'occasione venne anche stabilita una provvisionale di 15.000 euro per Dalila Morigi e di 5.000 euro per il padre, anch'egli percosso, difesi dagli avvocati Franco Pirini ed Emanuel Foschi.

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Tutto si verificò nei primi mesi del 2016 quando quattro soggetti entrarono all'improvviso nell'abitazione cesenate della ragazza, con l'effrazione della porta d'ingresso. I 4 iniziano a mettere a soqquadro la casa, urlando di tirare fuori le “bambolo vudù” e colpiscono con pugni e calci i presenti. Quindi costrinsero la trentenne cesenate, ritenuta una sorta di “strega”, a salire sulla loro macchina e minacciarono gli altri due che se avessero chiamato le forze dell'ordine la donna ostaggio sarebbe stata uccisa. I malviventi nella loro follia erano convinti che questa avesse lanciato una maledizione.  Una volta portata in un casolare disabitato e isolato in via Schiampona, nella zona di Sant'Andrea in Bagnolo, andò in scena la parte più allucinante di questa vicenda. La 32enne fu costretta a bere l'acqua bollente, procurandosi lievi ustioni alla bocca, in quanto si doveva “purificare”. Quindi l'obbligo, sotto la minaccia di morte, di “togliere il malocchio”. Per avere salva la vita, la cesenate inscenò un “rito esoterico” di cui non aveva idea, mettendo mani sul ventre e recitando formule inventate al momento, il tutto per assecondare la loro follia.

Pochi giorni dopo il sequel. Probabilmente “scoperto” che il rito non aveva tolto alcun malocchio, tre del manipolo di aggressori senza scrupoli si ripresentano e ritrovano la donna, il fidanzato e un amico trentenne. Questa volta la protagonista di questa brutta vicenda riesce a scappare per campi, ma gli altri due vengono selvaggiamente picchiati e costretti, sotto minaccia, ad assecondare le richieste degli aggressori intenti a ritrovare la fuggitiva. Infine con una febbrile attività investigativa, i carabinieri del Radiomobile della compagnia di Cesena riuscirono ad identificare i soggetti e a richiedere alla Procura della Repubblica (pm Sara Posa) 4 ordini di arresto. La vittima, intanto, era stata messa al sicuro in un luogo segreto grazie alla collaborazione dei Servizi Sociali del Comune. Secondo quanto ricostruito dai militari, la donna cesenate conosceva la giovane “posseduta”, in quanto si erano conosciute lavorando assieme in una discoteca due anni prima. Si tratta di una 24enne che già si era fatta viva con minacce e con questa storia del “malocchio” a cui la vittima lì per lì non aveva dato particolare peso.

Fu la stessa vittima, alcuni giorni dopo agli arresti, a illustrare l'odissea che si trovò a vivere, in un'intervista

La cascina degli orrori: IL VIDEO

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