Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Rapita in Polonia, Noemi era alienata: "Ora parla italiano e sta con gli amici". Premio di 5mila euro all' "angelo custode"

Una ricompensa di 20mila zloty, pari a circa 5mila euro: è quella che il cesenate Filippo Zanella intende elargire all'ignoto “angelo custode”, come lui stesso lo chiama, che ha ridato la felicità a lui e a sua figlia

Una ricompensa di 20mila zloty, pari a circa 5mila euro: è quella che il cesenate Filippo Zanella intende elargire all'ignoto “angelo custode”, come lui stesso lo chiama, che ha ridato la felicità a lui e a sua figlia, la piccola Noemi, cittadina italiana che era stata rapita dalla madre polacca quasi tre anni fa, portata in Polonia e in tutto questo tempo tenuta lontano dai rapporti sociali e dall'attività scolastica, una forma di segregazione che il padre cesenate definisce di “alienazione”.

Noemi è stata riportata a Cesena all'inizio di giugno, grazie alla tenacia del padre, che è andato in Polonia per mesi per battere ogni pista, assistito da un investigatore privato e supportato in Italia e in Polonia da un tema legale molto determinato. Il recupero della bambina rapita è stato possibile grazie ad una “soffiata” provvidenziale che ha permesso di localizzarla in un'area remota della Polonia, lontano dai grandi centri metropolitani. E anche il suo prelievo, per riaffidarla al padre, non è stato privo di tensione e rischi, con la polizia locale sospettata fino all'ultimo di favorire la madre, nonostante i provvedimenti della stessa autorità giudiziaria polacca dessero ragione al padre.

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Solo la presenza discreta del personale dell'Ambasciata italiana nel momento dell'esecuzione dell'ordine del giudice polacco ha fatto sì che tutto filasse liscio. Ora Noemi, spiega il padre sta recuperando la sua serenità dopo l'alienazione subita: “Non riusciva quasi più parlare italiano. Quasi non mi riconosceva quando l'ho rivista. Ora parla italiano, frequenta nuovi e vecchi amici, fa sport, è andata al mare e abbronzata e in salute. E' rinata, con grande velocità si è reintegrata in Italia, per fortuna aveva memoria dell'Italia avendo vissuto qui i suoi primi sette anni”. E aggiunge: “Non sono come la mia ex compagna, qui in Italia seguiamo assieme lezioni di polacco, non voglio farglielo perdere”. 

Se il rientro in Italia è stato possibile è grazie appunto ad una lettera scritta in un italiano incerto, forse mandata da un religioso o da un'associazione caritatevole che aveva individuato la bambina dopo il tam tam mediatico in Polonia e in particolare la circolazione della sua foto sui social network locali.  “Vorrei dargli un premio per quello che ha fatto, ha salvato la vita di mia figlia da un sequestro di persona e da un processo di alienazione avanzato – spiega Zanella -. Sento l'obbligo morale di farlo e vorrei dare un esempio che possa essere imitato, dando anche più motivazione a chi può dare un aiuto in questi casi. Se questo 'angelo custode' si farà vivo prometto che manterrò per lui la piena riservatezza, perché purtroppo potrebbe essere esposto a ritorsioni”.  Da qui la scelta di statuire una somma di 5mila euro per l'informazione data.

Zanella, che è anche vicepresidente della "Lega uomini vittime di violenza"  lamenta poi l'inefficacia delle leggi e delle convenzioni internazionali sulle sottrazioni di minori: “Mediamente viene rapito un bambino al giorno in Italia, spesso avviene da una parte all'altra dell'Italia, altre volte si tratta di un'attivazione fasulla di codice rosso, a volte il rapimento progressivo, partendo come vacanza e poi si cercano scuse per non rientrare”. E purtroppo “se ci si muove contando solo sulle vie istituzionali, questi bambini non vengono trovati né riportati in Italia”.

Ed ancora: “In Italia siamo bravissimi a recuperare i bambini rapiti e portati qui, ma incompetenti nel recuperare i nostri bambini all'estero. Il recupero alla fine diventa possibile solo attraverso iniziative private, avvalendosi di onlus e investigatori privati”. E quando ci si riesce si impiegano anni, durante i quali i bambini vengono alienati dalla vita precedente. “Se superano 12 anni, poi, diventa quasi impossibile farli entrare, perché il giudice locale a quell'età li può ascoltare e chiedere loro dove vogliono stare, quando ormai sono stati del tutto alienati. Il tempo diventa un fattore determinante”.

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