Cronaca

Quartieri, anche Sel contro la soppressione delle elezioni: "E' il colpo di grazia"

No al nuovo sistema di selezione dei consiglieri nei quartieri della città. A unirsi al coro delle proteste è anche Sel, il partito di Sinistra Ecologia e Libertà che è passato all'opposizione, dopo una recente rottura consumata col sindaco Paolo Lucchi

No al nuovo sistema di selezione dei consiglieri nei quartieri della città. A unirsi al coro delle proteste è anche Sel, il partito di Sinistra Ecologia e Libertà che è passato all'opposizione, dopo una recente rottura consumata col sindaco Paolo Lucchi. Il progetto del Comune, lo ricordiamo, è quello di eliminare le elezioni e di selezionare i consiglieri tra auto candidature poste all'attenzione del Consiglio Comunale, con un riparto dei seggi in base ai risultati delle ultime elezioni comunali. Questo, per il Comune, avverrebbe in ossequio alla legge che abolisce quartieri e circoscrizioni per le città più piccole, come Cesena.


 

Critica Sel: “La Giunta di Cesena si appresta – pare in occasione del Consiglio comunale del 26 marzo – a proporre una modifica che riguarda i quartieri. Secondo questa modifica i rappresentanti non verranno più scelti in base ad una democratica elezione ma nominati direttamente dal Consiglio comunale, dalla discrezionalità del Sindaco e, soprattutto, senza prevedere la rappresentanza delle forze politiche che non siedono in Consiglio Comunale.Come noto, una brutta legge nazionale, che finge di risparmiare sui costi della politica, ha abolito e soppresso nelle piccole e medie città come la nostra le elezioni di quartiere. Nel 2010 trovammo ugualmente la possibilità di andare al voto e davvero non capiamo cosa sia cambiato”.


 

Per Sel “la storia dei quartieri è importante e occorrerebbe studiarla prima di delegittimarla con leggerezza, come ci pare si stia facendo; è una storia che dura da oltre 40 anni e in particolare dal 1970 quando si tennero le prime elezioni di quartiere; e poi nel ’76, in piena solidarietà nazionale, quando la nostra città fu l’unica, su tutto il territorio nazionale, a procedere al rinnovo. I quartieri erano allora 23, all’insegna della discussione pubblica e della cittadinanza attiva. Poi venne la stagione della loro riduzione di numero e della normalizzazione amministrativa, che ne ha molto ridotto la preziosa funzione di strumenti per un contatto diretto tra i cittadini e il Comune. Adesso arriva il colpo di grazia”.


 

“Cogliamo in questa proposta di modifica un filo neppure troppo sottile che lega le riforme istituzionali con questa idea pessima di nominare dal centro i rappresentanti di quartiere: questo filo è un filo di ferro che blinda e sterilizza il territorio, nomina solo gli amici del Capo, liquida la partecipazione, magari confondendola con sedute finto-plenarie di “carta bianca”. I consigli di quartiere devono esistere per aprire e ossigenare il Palazzo comunale, non semplicemente per riprodurlo in miniatura nelle periferie”.

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