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Quartieri, la delibera andrà al voto. Lucchi: "Consiglieri scelti aprendosi alla società civile"

La delibera sui quartieri, che elimina la selezione dei consiglieri tramite elezioni e la sostituisce con un meccanismo di nomina da parte del Consiglio comunale, proporzionale al peso di ciascun gruppo politico in Consiglio, approderà nel consiglio comunale di giovedì.

La delibera sui quartieri, che elimina la selezione dei consiglieri tramite elezioni e la sostituisce con un meccanismo di nomina da parte del Consiglio comunale, proporzionale al peso di ciascun gruppo politico in Consiglio, approderà nel consiglio comunale di giovedì. Il sindaco Paolo Lucchi, con una conferenza stampa ad hoc, conferma che non ci saranno rinvii, come chiesto dal fronte dei partiti contestatori (LibDem, Lega Nord, Progetto Liberale, Sel, Rifondazione Comunista, Socialisti, M5S e Cesena Siamo Noi).
 

Tuttavia il testo non sarà blindato e “ragioneremo su tutta una serie di emendamenti: ce ne sono già 14 di Libera Cesena e 60 di Cesena Siamo Noi, alcuni di buon senso e accoglibili”, spiega il primo cittadino. Il sindaco promette inoltre che le scelte dei consiglieri  da parte del Consiglio Comunale saranno “aperte alla società civile, dando valore all’impegno nelle associazioni e nella vita di quartiere, tanto che pensiamo anche di chiedere dei curriculum oltre alla richiesta di partecipare all’Albo dei candidati, in cui si dichiara di non avere condizioni di ineleggibilità”.
 

Lucchi contrattacca: “Nel fronte di chi si lamenta ci sono dei partiti come la Lega Nord che con interrogazioni parlamentari nel 2010 fece di tutto per impedire le elezioni, quindi venne in Consiglio comunale a spiegarci come fossero inutili i quartieri e che di conseguenza non presentò liste per le elezioni dei quartieri"
 

IMPOSSIBILE L’ACCORPAMENTO CON ALTRE ELEZIONI. Quindi spiega le sue ragioni per il ‘no’ alle elezioni, rifiutando la critica del “furto di democrazia”, arrivato anche dall’interno del suo partito, per esempio per voce dell’ex assessore comunale e provinciale Marino Montesi (“Ne stiamo parlando dall’estate nel Pd, con tantissime riunioni , in nessuna della quale Montesi è mai venuto a esprimere le sue perplessità”, critica Lucchi).
 

Sull’eliminazione del sistema tramite elezioni popolari per la scelta dei consigli di quartiere Lucchi spiega quindi di non sapere “se la nostra sia la risposta migliore, ma almeno è una risposta ponderata su cui nel Pd c’è un confronto dall’estate, fatta prima di tutto con gli stessi quartieri e i loro presidenti, persone che da anni si impegnano gratuitamente nel loro ruolo”. Per il primo cittadino tutto nasce dal fatto che “la legge e la Corte dei Conti vieta di spendere soldi per i quartieri e questo sarebbe ancora ovviabile con un’auto-organizzazione per ridurre a zero i costi della consultazione”. Ed ancora: “Nel 2010 le elezioni dei quartieri furono fatte in quanto accorpate con le Regionali, che era – per un parere pro-veritate della Prefettura, l’unico accorpamento possibile, per questo in tale occasione si arrivo a superare il 30% di affluenza”. Tuttavia, le elezioni anticipate in Emilia-Romagna non hanno permesso di utilizzare questo “escamotage” nel 2015.
 

I QUARTIERI SONO GIA’ IN CRISI. Lucchi spiega inoltre che i quartieri, anche quelli attuali elettivi sono già in crisi. Nella gran parte di essi, infatti, le dimissioni e le surroghe sono state talmente tante che si è arrivati alla fine delle liste. Nella maggioranza dei quartieri, inoltre, la validità dei consigli è sempre sul filo del rasoio, essendoci consiglieri che non si presentano da anni alle riunioni e non vengono dichiarati decaduti in quanto le liste dei candidati non eletti si sono esauriti fino all’ultimo. Quindi per Lucchi il sistema è “invocato dai quartieri stessi”, anche perché “il giorno dopo le elezioni nei quartieri non esistono differenze di schieramento politico e le scelte vengono quasi sempre fatte all’unanimità”.
 

“ELEZIONI COL 3-5% DI AFFLUENZA NON SONO RAPPRESENTATIVE”. Col sistema di nomina del Consiglio comunale, invece, per Lucchi, si soddisfano tre esigenze: “Favorire, attraverso la costituzione di un apposito “Albo” al quale chiunque potrà autocandidarsi, la partecipazione di nuovi cittadini, di norma esclusi da quelle liste partitiche che tanti ritengono troppo lontane dal proprio sentire; garantire un futuro ad organismi di rappresentanza che la ridottissima partecipazione al voto, certamente, svilirebbe; identificare con ancor maggior precisione il ruolo dei quartieri, dopo la disgraziata legge del Governo Prodi, che già dal 2008 ci avrebbe dovuto portare alla loro eliminazione e che, invece, da allora difendiamo con ogni mezzo”.
 

Lucchi rivendica quindi il merito per lo meno di aver tentato una strada nuova, “per non finire ancora una volta contro il muro della scarsa partecipazione”: “Non è forse vero che le prime due esigenze sono emerse con forza dalle dotte analisi che seguirono il voto delle ultime elezioni regionali del novembre 2014? Ricordiamo che quella tornata elettorale ha registrato un alto astensionismo, e  anche a Cesena – da sempre abituata a un’elevata affluenza alle urne - la partecipazione fu decisamente insoddisfacente e preoccupante, fermandosi a un terribile 38,61%. E già allora, non ci dicemmo tutti pronti a prevedere la messa in discussione di una politica tutta giocata su liste partitiche, insoddisfacenti per tanti?”
 

“C’è dunque chi ritiene che un voto per i Quartieri in grado di portare alle urne il 3-5% dei cesenati (nessuno dei commentatori, anche i più accesi, si avventura oltre queste percentuali), determinato anche da una modalità di voto isolata per legge da qualunque tornata elettorale ordinaria e da un sostanziale azzeramento dei costi organizzativi, potrebbe valorizzare la partecipazione, rendere più forti gli eletti, determinare un ruolo ancor più chiaro dei nostri Quartieri?”
 

“CONFRONTO AMPIO” “Il confronto sul futuro dei Quartieri nel Pd è iniziato a luglio 2014, quando ci si è resi conto che il voto per gli stessi non si sarebbe potuto “gemellare”, come nelle 2010, con quello per le elezioni regionali, anticipate al 20 novembre. Si è trattato di un confronto vero, svoltosi nel corso di molte riunioni, non carbonare, che hanno coinvolto da subito i Presidenti di Quartiere, i Consiglieri comunali, i Segretari di circolo del Pd e, in seguito, anche i Consiglieri di Quartiere e l’intero gruppo dirigente cittadino”.
 

Inoltre, Lucchi ricorda che “le forze politiche rappresentate in Consiglio comunale o negli schieramenti che appoggiano la riforma dei quartieri al voto, rappresentano almeno il 90% dei Consiglieri che in questi anni – spesso con fatica e sottovalutazione del loro ruolo – nei Quartieri hanno lavorato ogni giorno. Qualcuno ha il dubbio che il Pd (con Semplicemente Cesena), Forza Italia e il N.c.d. (con il P.R.I.), abbiano voglia di disperdere questo straordinario patrimonio di umanità che, in molti casi, ha prodotto la classe dirigente della nostra città e che, alla tornata amministrativa del 2014, ha visto eleggere in Consiglio comunale tanti che si erano già impegnati come Consiglieri di Quartiere?”
 

“Un’ultima considerazione me la si consenta sulla composizione del tavolo del “Fronte”, che mi pare sorprendente almeno per un componente: la Lega nord. Attorno a quel tavolo sul serio è stata accolta la stessa Antonella Celletti che, supportata dall’Onorevole Gianluca Pini (produttore, su questo tema, di interpellanze parlamentari a raffica), nel 2010 cercò di impedire il voto per i Quartieri e che poi non fece partecipare il suo movimento alle elezioni, affermando che si stava concretizzando un mero esercizio di demagogia? Va bene avere la memoria corta, ma chi sabato le sedeva vicino, forse ha anche una memoria molto selettiva”.

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