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Quando studiare è una conquista, la storia di Marius: senza soldi per studiare in Africa, si laurea a Cesena

Arrivato da un villaggio molto povero del Benin, Marius ha trovato un futuro migliore in Romagna: una laurea e un lavoro

Da un villaggio dove si cammina solo scalzi a una laurea in Ingegneria e Scienze Informatiche dal titolo "Utilizzo del package Irace per la configurazione automatica dei parametri di un algoritmo di ottimizzazione": il passo non è breve ma è uno di quei passi che cambiano il mondo. Amoussou Marius non è solo un esempio di integrazione riuscita, è un esempio anche per molti giovani, italiani e non, che spesso non comprendono appieno cosa voglia dire sacrificarsi per ottenere qualcosa. 

Le origini

Marius, oggi cesenate a tutti gli effetti, è nato in un villaggio del Benin, tra la Nigeria e il Togo, dove i più fortunati, come detto, vanno a scuola scalzi facendo tre chilometri all'andata e tre al ritorno mentre i più sfortunati, com'era il piccolo Marius, non vanno nemmeno a scuola. Il papà morì subito dopo la sua nascita. La famiglia era composta dalla mamma e 10 figli di cui Marius era il più piccolo. Analfabeta e senza un soldo per iscrivere i figli alla scuola del villaggio più vicino, non poteva certo promettere loro un futuro diverso dal suo. Ma una mattina, all'età di otto anni, Marius, si alzò e, con un'insolita determinazione, disse alla mamma: "Voglio andare a scuola". La donna cercò di fargli comprendere che non c'erano soldi ma Marius non sentiva ragioni e si mise a piangere fortissimo. "A quel punto - ricorda Marius - passò di lì un commerciante del Benin del Nord, uno di quelli che vendono porta a porta abiti e scarpe - e sentendomi piangere mi chiese il perché di tanta disperazione. La mia mamma glielo spiegò e lui le disse che gliel'avrebbe dato lui quel poco denaro che serviva per iscrivermi a scuola (il corrispettivo di 50 centesimi di euro)". 

L'incontro fortunato

Sembra una favola ma non lo è. L'incontro casuale con quel commerciante, infatti, cambiò completamente il corso della vita di Marius che da quel momento iniziò ad andare a scuola, sempre scalzo e a 3 chilometri di distanza ma con la possibilità di decidere del suo futuro più di ogni altro bambino del suo villaggio.  Marius, poi, frequentò anche le medie e le superiori sempre con ottimi risultati e lavorando il fine settimana nei campi perché doveva mantenersi, ma davanti all'università fu costretto a fermarsi perché costava troppo. "A quel punto sono andato via dal Benin - continua Marius - ho capito che non c'erano prospettive per me. Sono andato in Nigeria e in Togo dove ho fatto vari lavori tra cui l'aiuto cuoco. Ma non era quello che volevo. Continuavo a leggere e a studiare per conto mio. Poi ho trovato un lavoro in Costa D'Avorio alla Cooperation Francaise, una specie di avamposto diplomatico, dove distribuivo libri e lavoravo in una biblioteca. Eravamo circa 200 i lavoratori neri insieme a lavoratori francesi e un giorno, durante una protesta per i salari troppo bassi, venne l'ambasciatore dalla Francia. Ci radunarono tutti nel Centro Culturale per ascoltare le nostre ragioni ma nessuno di noi parlava. A quel punto io alzai il braccio e dissi la mia, ovvero che essendo servitori della Francia ci sarebbe piaciuto anche conoscerla, andare a visitarla per capire meglio la cultura e gli usi. Più che l'aumento del salario, volevamo opportunità. Ci fu un tripudio di applausi e l'ambasciatore rimase talmente colpito dal mio discorso che disse che ci avrebbe messo a disposizione dei visti diplomatici. E così dopo pochi giorni sono partito per la Francia". 

L'arrivo in Europa e poi in Romagna

Marius dopo essere stato un mese a Parigi è arrivato a Cesena grazie a un altro incontro fortunato. In Nigeria, anni prima, aveva conosciuto un ragazzo cuoco assunto dalla Trevi Park, originario, tra l'altro da un villaggio vicino al suo. Si erano tenuti in contatto e quando Marius si è trovato a Parigi l'ha chiamato perché aveva saputo che era stato trasferito in Romagna. Arrivato a Cesena nel 2001, Marius ha conosciuto anche due anni di irregolarità, anni bui, anni da dimenticare, superati con la sanatoria del 2003. Appena ha potuto ha iniziato a lavorare perché l'unica cosa che voleva era lavorare per studiare e imparare. E così ha fatto. In un anno ha preso la licenza media perché in Italia non veniva riconosciuta quella presa nel Benin, poi si è detto: "Non mi fermo qui". E mentre lavorava in un suolificio a Bivio Montegelli ha iniziato a studiare all'Iti Pascal serale per prendere il diploma. Si alzava la mattina alle 6, lavorava per otto ore e la sera studiava. Tra l'altro nel 2005 Marius (che oggi ha 45 anni portati benissimo grazie anche al suo carattere solare e ottimista), aveva già un figlio di 16 anni. 

Diploma alle serali e test d'ingresso a Informatica

"Studiavo insieme a lui - spiega Marius - anche lui faceva l'Iti. In tre anni sono riuscito a prendere il diploma. Ma mi mancava ancora qualcosa. Volevo andare all'Università, volevo finire i miei studi. E così, piacendomi le materie scientifiche e soprattutto informatica, mi sono iscritto a Scienze dell'informazione, poi diventata Ingegneria e Scienze informatiche. Anche perché avevano attivato il percorso lungo per chi studiava. La triennale si poteva avere in sei. Il test d'ingresso l'ho superato subito, ho iniziato a dare gli esami e ora eccomi qui: se tutto va bene il 14 dicembre mi laureo con il professor Vittorio Maniezzo, un professore veramente speciale che mi ha sempre aiutato dandomi consigli e strumenti giusti per completare gli studi nonostante il mio lavoro".  

Come si trova in Romagna

L'unica nota negativa, infatti, di tutta questa bella storia è il fatto di aver avuto un po' di difficoltà a conciliare negli ultimi anni lavoro e Università. Sul posto di lavoro, che nel frattempo è cambiato (non è più il suolificio) hanno fatto qualche storia nel concedere il diritto allo studio favorendolo nei turni e i colleghi, spesso con tono canzonatorio, gli chiedevano perché volesse studiare che ormai era grande e che non gli serviva a nulla. "Gli italiani sono buone persone, accoglienti e gentili - spiega Marius - anche se ogni tanto, come dappertutto, c'è qualcuno che la pensa diversamente. Però in complesso io mi sono sempre trovato bene". 

Il futuro

E ora? Dopo la laurea Marius continuerà a lavorare come operaio specializzato o cercherà un posto per la sua laurea? "Ho fatto tanti sacrifici, mi piacerebbe trovare qualcosa di più adatto ai miei studi - conclude Marius - Ho un contatto a Lussemburgo, magari va in porto. Comunque per natura io non perdo mai le speranze, sono una persona determinata e pronta a grandi sacrifici. Da quella spinta che mi fece alzare una mattina e dire a mia madre "voglio andare a scuola", sebbene non sapessi nemmeno cosa volessero dire le parole scuola e studiare, io non sono cambiato. Sono sempre io. Ci sono nato così". 

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